L’introduzione della norma “scova furbetti” inizia ad ottenere i primi risultati. Nel mirino del Comune di Milano ci sono i morosi delle mense scolastiche in quanto il debito che la società Milano Ristorazione vanta con le famiglie milanesi ammonta a quattro milioni 900 mila euro. A chi non paga le bollette della mensa è vietato iscrivere i figli ai centri estivi o alle case vacanza, finché il debito non è saldato o non si è concordato un piano di rientro. E per la prima volta il debito scende sotto i cinque milioni di euro. Nel 2013, il debito era di 5,4 milioni. Un calo di circa 500 mila euro in un anno e mezzo. Altri ravvedimenti potrebbero arrivare dal prossimo settembre o nel corso dell’anno scolastico. Sono 85mila i pasti serviti ogni giorno, preparati in 25 centri di cottura e in 80 cucine di asili nido. Ma l’ente che gestisce questa realtà e che fattura 90 milioni 319 mila euro, con un utile di un milione 104 mila euro, ha già annunciato un piano di investimento triennale di circa 9 milioni di euro, che serviranno per ristrutturare i centri cucina e per il potenziamento della tecnologia informatica. Se per Milano la situazione sta rientrando nei ranghi, nell’hinterland si è costretti a ricorrere al pugno duro, come a Cesano Boscone, dove a non pagare la mensa scolastica è il 16% dell’utenza. In questo comune di 24mila abitanti alle porte di Milano, il sindaco ha deciso di sottoporre al fermo amministrativo la macchina di chi ha un debito con la mensa scolastica che, dal 2011 al 2017, è salito a  273mila euro. Dall’autunno del 2017 a oggi, sono stati 27 i mezzi posti a fermo dalla polizia locale. In questo modo le automobili rimangono al proprietario che però, finchè non avrà saldato il debito con la mensa, non potrà utilizzarle. In caso contrario verranno sequestrate. Nel caso in cui i morosi non possiedano un’automobile, il Comune provvederà a pignorare altri beni. Lo scorso anno fece anche scalpore il caso di Corsico: niente pasto per i figli di chi non paga. A Limbiate, invece, nel maggio scorso, fuori dalle scuole è apparso un cartello che recitava «Da mercoledì 2 maggio, agli alunni non aventi diritto al servizio mensa verrà somministrata solo acqua». Qui, ben i due terzi delle famiglie non erano in regola con i pagamenti.

 

 

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