Un milanese su 5 è di origine straniera. I dati parlano chiaro: meno di 120.000 20 anni fa oggi gli immigrati sono 266 mila su un popolazione totale che sfiora il milione e 400 mila abitanti. Nel capoluogo lombardo il 19,2% è dunque straniero anche se sulla cartina la mappa di concentrazione di milanesi d’adozione è tutt’altro che omogenea. Gli stranieri, infatti, sono insediati nei quartieri della prima periferia, mentre rimangono presenza sporadica nei quartieri più ricchi e in quelli della Milano «storica. Il quartiere con la percentuale di immigrati più elevata si rileva intorno a piazzale Selinunte, tra i palazzoni popolari e il racket degli alloggi, Segue poi la zona della Bovisa e quella intorno allo scalo Romano. Si posiziona invece solo al quarto posto la «celebre» via Padova, con la presenza di un solo, si fa per dire straniero che vi risiede. A distanza considerevole poi si trova la cinese via Sarpi con una poercentuale di immigrati ferma al 13%, mentre tra via Washington, Pagano, corso Magenta ovvero nei quartieri residenziali a ovest del centro storico la quota crolla sotto il dieci per cento. Seguono, nella classifica al contrario delle presenze straniere, il Ticinese, porta Vigentina e infine De Angeli—Monte Rosa. «Comunque alla fine l’Arlecchino che ne è venuto fuori non è neanche così ghettizzante», osserva Gian Carlo Blangiardo, professore di demografia all’Università di Milano-Bicocca. Gli stranieri sono tanti si ma spiega Blangiardo «rischi di rivolte o di scontri etnici per ora non ce ne sono». «La sfida — continua il professore — sta nella capacità di un’area di assorbire senza danneggiarsi. È chiaro che se c’è una città in condizioni economiche buone, con un mercato abitativo vivace, una cultura diffusa che non è xenofoba né razzista, è evidente che una presenza straniera anche del 25-30 per cento non potrà costituire problemi di convivenza. Nelle città dell’Est Europa gli stranieri sono meno “tollerati” perché il fenomeno dell’immigrazione è ancora più recente che da noi che pure nell’arco di pochi decenni abbiamo vissuto questo cambiamento epocale. Direi che per il tipo di storia che abbiamo, da noi è stato raggiunto un buon livello di integrazione». Una distribuzione così poco omogenea è in fondo normale e determinata anche dai costi delle abitazioni. Altro fattore che determina la concentrazione in alcuni quartieri piuttosto che in altri risiede poi nella catena migratoria come nel caso di via Sarpi. “Si creeranno sempre di più dei micro-insediamenti su base etnica” conclude Blangiardo “in una economia di mercato come la nostra sono queste catene migratorie e il mercato degli affitti a determinare la densità della popolazione straniera e la tipologia di presenza».

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