Alla vigilia della conferenza dei servizi che potrebbe decidere la sorte del progetto di compostaggio della ditta Sovea, il Comune di Crotta d’Adda e il comitato “Tuteliamo il nostro ambiente e la nostra salute” calano gli assi. E’ stata pubblicata oggi, sul sito del Comune, l’ordinanza con cui il sindaco Renato Gerevini vieta ai mezzi con carico superiore alle 10 tonnellate il transito sul ponte del canale navigabile. Decisivo lo studio consegnato il 18 maggio dall’ingegnere Guido Favalli, su richiesta dell’amministrazione. Sono emersi aspetti critici: fra il piano della strada e la rampa del viadotto, che mostra segni superficiali di degrado e di scoprimento del ferro d’armatura, c’è un salto di 5 centimetri, e le sollecitazioni causati dai mezzi pesanti non sono state previste dal progetto. La carreggiata è troppo stretta, e in caso di incrocio fra due Tir, i mezzi finirebbero sulla banchina erbosa, costretti inoltre a fare una curva con scarsa visibilità. La manutenzione dell’infrastruttura non è mai stata fatta, solo in estate, dopo mesi dalle richieste dal Comune, la Regione e l’Aipo hanno confermato che la manutenzione è compito dell’Aipo, e così l’amministrazione, che non ha ancora ricevuto tutti i documenti che comprovino la tenuta statica del viadotto, non vuole esporre il ponte a rischi eccessivi. Potranno transitare i mezzi sotto le 10 tonnellate, quindi le macchine agricole e i camion delle aziende storiche della zona, ma non i tir della Sovea, se il compostaggio di sfalci verdi sarà autorizzato domani dall’amministrazione provinciale. E’ possibile però che domani la Sovea, d’accordo con il proprietario del terreno – ditta Plasteco – proponga una viabilità alternativa. Quindi Cristina Cavalli, leader del comitato, ha firmato una diffida depositata in Provincia, basandosi sulle analisi, da parte del medico Isde Edoardo Bai, dei documenti acquisiti dalla conferenza dei servizi. Diffidati sono tutti gli enti – Provincia, Ats, Arpa – coinvolti nel procedimento per il rilascio dell’autorizzazione integrata ambientale, perché “si ritiene non siano state rispettate alcune disposizioni di leggi regionali e nazionali”, non essendo stati convocati il sindaco di Acquanegra e i cittadini direttamente interessati. Ci sono poi altri motivi: le informazioni fornite da Sovea “non rispondono alle problematiche legate al possibile impatto di tutti i tipi di emissione sulla salute dei residenti”. Si tratta in particolare di inquinamento olfattivo e di diffusione di polveri. In caso di autorizzazione il ricorso al Tar appare inevitabile.

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