La galleria d’arte diventa una stanza, disordinata, caotica, viva, pur nella sua apparente fissità. Manfredi Beninati interviene con una nuova installazione nella Project Room della Galleria Poggiali di Milano e lo fa, ovviamente, a modo suo, partendo dal proprio background e dalla propria pratica. “Devi considerare – ha detto l’artista siciliano  – che io sono un pittore prima di tutto, quindi vedo le installazioni come una versione tridimensionale dei quadri, infatti anche il modo di lavorare nei quadri, nei disegni e nelle installazioni è esattamente identico, fatto si strati e di ripensamenti”. Strati che sono quelli fisici dell’opera, ma anche quelli narrativi che, sia dalla prospettiva interna della galleria sia da quella esterna di Foro Buonaparte, si vanno ad accumulare negli oggetti – il letto, i dischi, gli occhiali, la macchina per scrivere – che compongono poi il lavoro. “C’è una mia narrazione – ha aggiunto Beninati – che è una mia elucubrazione, ma in realtà non ha un filo conduttore preciso, va cambiando a mano a mano che si sviluppa l’installazione e quindi io ho un’idea di quello che è successo, poi in realtà è nulla, non è successo nulla, però poi chi vede l’installazione si può fare, se vuole, il proprio film”. Libertà, sperimentazione, anche una certa curiosità verso il caos o, meglio, verso un’idea intrigante di ambiguità semantica. E anche per il gallerista Marco Poggiali questa avventura milanese è tappa di un percorso di confronto spinto con la contemporaneità. “L’idea da parte nostra – ci ha detto – è quella sempre di andare avanti, di provare sfide nuove e di realizzare qualcosa che possa non solo scioccare la gente, ma anche interrogarsi. Quindi secondo noi chi meglio di Manfredi Beninati per arrivare a questo scopo”. La mostra “Se questo è un sabato” resta installata nella Galleria Poggiali fino al 13 dicembre.

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