La legionella fa vittime e continua a preoccupare una buona fetta del bresciano. Ma non solo. Il temibile batterio uccide a Brescia ma anche a lecco e Torino allargando l’allarme al nord italia. A Torino, infatti, è morta in clinica una donna di 61 anni, che potrebbe aver contratto il virus mentre si trovava in vacanza. Ma a preoccupare maggiormente è la situazione in Lombardia, dove ci sono già stati due decessi, di cui uno con diagnosi accertata e 196 ricoveri. Nel Bresciano infatti è morta per polmonite da legionella una 69enne Guglielmina Castelletti di Mezzane di Calvisano dopo aver contratto il batterio lo scorso 7 settembre. Sale così a due vittime il bilancio dell’epidemia che sta interessando la Bassa bresciana orientale. I Comuni più colpiti – che si trovano tutti lungo il percorso del fiume Chiese, ora sotto osservazione come possibile fonte dell’epidemia batterica – lo ricordiamo sono Carpenedolo, Montichiari, Asola, Remedello, Calvisano, Acquafredda, Desenzano, Isorella e Visano.I casi di polmonite erano iniziati nella pianura bresciana ma ora hanno raggiunto la provincia di Cremona e il Mantovano, colpito pesantemente, tanto che nell’ospedale di Asola sono 22 i ricoverati. I più esposti alla legionellosi sono anziani, fumatori, malati cronici e immunodepressi. La Regione Lombardia ha fatto sapere, però, che dell’epidemia non è responsabile l’acquedotto. E ieri nel tardo pomeriggio i vertici di ats brescia hanno incontrato l’assessore al welfare di regione Lombardia Giulio Gallera che ha fatto il punto della situazione. “Sono stati 235 gli accessi al pronto soccorso, 196 sono le persone attualmente ricoverate di cui 9 in terapia intensiva, 12 le persone che hanno rifiutato il ricovero o che sono state dimesse, due i decessi, uno con una diagnosi accertata di legionella”, ha spiegato l’assessore Gallera “Diamo un messaggio tranquillizzante perché l’acqua si può bere, non è un problema legato alle condutture dell’acqua pubblica, dato che le indagini fatte sui pazienti fanno propendere per la legionella che non si trasmette bevendo acqua o da persona a persona”, viene assicurato da Ats. “Non ci sono più nuovi casi e i numeri si riferiscono alla ricostruzione delle polmoniti che si sono sviluppate tra il 3 e il 7 settembre”, ha aggiunto Gallera che entro l’inizio della prossima settimana avrà a disposizione le relazioni sui campionamenti effettuati in 111 siti della Bassa bresciana. Oltre alle indagini mediche ci sono poi quelle condotte dai carabinieri del Nas su ordine della Procura di Brescia che indaga per epidemia colposa. Non c’è al momento un’epidemia di legionella o di polmonite da legionella al di fuori del’area colpita, che è quella circoscritta del bresciano”. Ad affermarlo è il direttore del Dipartimento malattie infettive dell’Istituto superiore di sanità (Iss), Gianni Rezza, rilevando come “il focolaio epidemico è solo nella zona del bresciano e gli altri casi rilevati in altre aree del Paese non sono legati a quelli del focolaio epidemico, a meno che i soggetti ammalatisi non si siano recati nella zona colpita”. “I casi di legionella o polmonite da legionella verificatisi in altre zone – spiega Rezza – sono casi locali e indipendenti e si sarebbero probabilmente verificati ugualmente”. 

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