La guerra legale per il controllo della riserva naturale Menasciutto, su territorio di Pianengo e Ricengo, a tre chilometri da Crema, continuerà presso il tribunale superiore delle acque pubbliche, dove la società bresciana Inbre ha presentato ricorso, per annullare il diniego dell’amministrazione provinciale all’autorizzazione paesaggistica. E’ il primo significativo stop del settore Ambiente al progetto di costruire una centralina idroelettrica all’interno della riserva naturale, per sfruttare il salto compiuto dalla derivazione irrigua del Serio. La speranza del comitato Salviamo il Menasciutto è che la costituzione in giudizio dell’amministrazione provinciale, che intende difendere il proprio diniego, rappresenti un’inversione di tendenza nell’iter seguito dalla Inbre, costellato sinora da successi, come dimostrano la costruzione di altre due centraline a breve distanza dal Menasciutto, presso altre due palate, la Babbiona e la Malcontenta, sul territorio di Casale Cremasco.
A cantiere chiuso e opera terminata, la palata Malcontenta però appare povera d’acqua. Sussiste l’obbligo, imposto da una direttiva europea e dalla Regione Lombardia, a concedere al corso d’acqua il deflusso minimo vitale, per evitare una magra pericolosa per l’ambiente, tuttavia si vede una gran parte del flusso risucchiato dalle turbine. L’effetto è una secca evidente, come previsto da Romano Sacchi del comitato Salviamo il Menasciutto. Il confronto tra l’ente Provincia, rappresentato dall’avvocato Paolo Fornoni, e la società bresciana davanti al tribunale delle acque è fissato per il 17 ottobre. Il diniego all’autorizzazione paesaggistica è stato deciso, con il consenso del Parco del Serio, per la non conformità delle opere rispetto alle norme vigenti, come la direttiva europea Habitat, che protegge gli ambienti fluviali e forestali. Il progetto, poi, causerebbe un cambio di destinazione d’uso e frammentazione di superfici.

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