Una truffa interna dalle proporzioni incalcolabili. Non è possibile stimare a quanto ammonta il fatturato della stamperia clandestina che clonava i biglietti della metropolitana. Un giro d’affari che ha come protagonisti proprio alcuni dipendenti di Atm e alcuni edicolanti. L’indagine, che va indietro di circa 8 anni, è partita nel febbraio 2018 quando, nel locale ventilazione n° 13 del mezzanino della fermata Duomo, un vigilante scopre un rotolo «vergine» di biglietti dell’Atm e circa 1.500 tagliandi ancora in bianco. Il tutto avvolto, furtivamente, in uno straccio oppure nascosto. Ecco la prova del reato ai danni delle casse comunali. Soldi che, qualcuno stava incassando in nero, privatamente, a fronte della vendita dei biglietti. Da qui l’intervento della Polizia e l’avvio delle indagini. Ad oggi, secondo i dati forniti da Palazzo Marino, i biglietti clonati ed indebitamente venduti sono 6500 per un ammanco nelle tasche di Atm di 70mila euro e 10 i dipendenti ritenuti responsabili e conseguentemente licenziati. Gli autori della truffa hanno studiato uno stratagemma informatico che permetteva di stampare biglietti doppi senza registrarli. Biglietti però funzionanti, in grado di far aprire i tornelli. Tra le edicole complici nel commercio di biglietti falsi risulta quella della fermata Lodi, il cui ex titolare è già stato condannato in Cassazione per aver incassato circa 140 mila euro.

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