Solo in Italia rappresenta la terza causa di morte dopo le malattie cardiovascolari e le neoplasie, ed è la prima causa assoluta di disabilità. Secondo i dati dell’Osservatorio Ictus Italia, l’ictus cerebrale colpisce oltre 200mila persone di cui l’80% sono i nuovi casi e la restante parte è costituita dalle recidive. La patologia si manifesta in seguito alla chiusura o rottura di un’arteria per la quale il cervello non riceve più sangue questo determina quindi un’ischemia. Diverso invece il caso in cui il cervello viene inondato da sangue stravasato da un’arteria rotta che dà origine ad una emoragia. Nel primo caso si parla di ischemia cerebrale: le cellule che prima venivano nutrite da quell’arteria subiscono un infarto e muoiono. L’ischemia cerebrale rappresenta l’85 per cento di tutti i casi di ictus. Un’arteria si può chiudere perché al suo interno si forma un coagulo che va a chiudere definitivamente un’irregolarità della parete dell’arteria stessa, oppure perché l’arteria viene raggiunta da coaguli partiti da lontano (emboli): di solito dal cuore o da placche ateromasiche delle arterie che portano sangue al cervello. Nel caso dellictus emorragico, pari al 15 per cento del totale dei casi, si ha un’emorragia cerebrale. La causa più frequente è la pressione arteriosa troppo alta, che determina la rottura di vasi normali o malformati, detti aneurismi. L’ictus cerebrale non è una malattia solo dell’età avanzata: ogni anno nel nostro Paese, circa diecimila casi riguardano soggetti con età inferiore ai 54 anni, con conseguenze drammatiche in ambito familiare e sociale. Sono quattro gli obiettivo che l’organizzazione mondiale della sanità si è data oggi giornata mondiale dell’ictus cerebrale. Entro il 2030 l’Oms di prefigge di ridurre il numero di casi di ictus in Europa del 10%; trattare il 90% e oltre dei pazienti colpiti da ictus in Europa all’interno delle Stroke Unit, come livelli essenziali di assistenza; favorire piani sanitari nazionali per il trattamento dell’ictus che comprendano tutta la catena delle cure; attuare le strategie nazionali per favorire interventi multisettoriali di sanità pubblica.

 

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