La Polizia ha arrestato un secondo presunto omicida di Antonio Deiana, scomparso nel 2012 e poi ritrovato sei anni dopo murato nello scantinato di un palazzo a Cinisello Balsamo. Per la sua morte, le Squadre Mobile delle Questure di Milano e di Como e del Commissariato Greco Turro hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di un italiano del 1974, nato a Milano e residente a Monza, ritenuto autore dell’omicidio con Luca Sanfilippo, arrestato lo scorso luglio. La morte di Deiana fu un regolamento di conti nel mondo del traffico di droga all’interno di una famiglia di ‘ndrangheta. Le indagini, dopo il fermo di Sanfilippo, sono proseguite nei confronti di un uomo ritenuto sin dal 2015 coinvolto nell’omicidio e poi arrestato ieri. L’uomo arrestato dalla Squadra mobile di Milano e Como per l’omicidio del 36enne si chiama Nello Placido, un 44enne con precedenti (per reati in materia fiscale, falso e droga) nato a Milano ma residente a Monza. L’accusa è di omicidio aggravato dalla premeditazione e soppressione di cadavere in concorso con Luca Sanfilippo. Originario di Mazzarino (Caltanissetta), è pregiudicato per droga e ritenuto vicino a famiglie della criminalità siciliana e di ‘ndrangheta. E’ stato grazie alla segnalazione che gli agenti sono riusciti a ritrovare i resti del trafficante sparito esattamente sei anni prima, il 20 luglio 2012 dopo essere stato visto allontanarsi dalla sua casa a Villa Guardia (Como) in sella alla propria Kawasaki. Sanfilippo ha confessato dicendo di averlo ucciso per futili motivi in preda a un raptus alimentato dall’uso di cocaina e di averlo sepolto nello scantinato della propria palazzina in via Lanfranco della Pila 12 a Cinisello Balsamo. Pur avendo ammesso tutte le responsabilità, ripetendo di aver fatto tutto da solo, il suo racconto era apparso abbastanza lacunoso in alcuni punti e gli agenti non hanno creduto alla ricostruzione fornita. In particolare, è sembrato strano che riuscisse a sopraffare Deiana, uomo dalla statura imponente e abituato a difendersi. I dubbi sono stati confermati da un’intercettazione in carcere, in cui ha detto di non averlo ucciso ma di non poter “fare l’infame”. Il nome di Placido è stato fatto da una persona che all’epoca distrusse i vestiti della vittima ma non solo, il suo cellulare compare nelle stesse celle di Deiana nel giorno e nell’ora dell’omicidio. E ancora: la sorella di Deiana ha raccontato che il fratello gli disse di essere in affari con lui e che il giorno della scomparsa avrebbe dovuto vederlo per una consegna di 4 chili di cocaina. Infine la moglie di Placido, in un’intercettazione, ha raccontato di essere stata aggredita da lui con la minaccia “ti faccio fare la fine dell’altro”. Il movente, sempre stando a quanto ricostruito dagli investigatori della Squadra mobile, sarebbe stato un furto da 20mila euro subito alcuni giorni prima dell’omicidio da Placido. Era convinto che i soldi, riposti nella propria auto, fossero stati presi da Deiana perché era l’unico a conoscenza del nascondiglio.

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