Il ritorno a Cremona di Enzo Favoino, per un incontro presso la canottieri Bissolati dedicato all’economia circolare, è passato sotto silenzio o quasi, dando un ulteriore segnale del calo d’attenzione sulla questione della chiusura dell’inceneritore. La dismissione è stata programmata per il 2024, ma potrebbe essere rinviata per ragioni specifiche, tutte locali, anteriori di alcuni anni rispetto agli orientamenti che potrebbe prendere il governo, combattuto fra chi vuole aumentare gli impianti e chi invece vuole spegnerli. Per ottenere la chiusura dell’inceneritore di Cremona, occorrerebbe però attivarsi per tempo. Marco Pezzoni osserva che non si è venuto a sapere di alcuno stanziamento della società proprietaria per coprire i costi di dismissione, forse di alcuni milioni. Inoltre all’impianto è collegato il servizio di teleriscaldamento, che viene erogato dal Comune. Di conseguenza l’amministrazione dovrebbe provvedere a un’alternativa per tempo, scegliendo il sito, approvando il progetto e pianificando la spesa per un nuovo tipo di riscaldamento. Si è parlato negli ultimi anni di un’alternativa legata alle emissioni di calore di un’azienda privata oppure del modello del Comune di Crema, che utilizza caldaie a gas metano. A Cremona però nessuna alternativa, da quanto si sa, sta facendo passi avanti, benché si tratti di ipotesi che l’Aem prendeva in considerazione già 15 anni. La proprietà dell’impianto, poi, non è più di Lgh, partecipata dai Comuni del territorio, ma di A2A, che potrebbe decidere di tenere in vita la combustione dei rifiuti per non pochi anni dopo il 2024, per una questione d’opportunità economica. Oltretutto, non è sicuro che la dismissione entri ancora nel programma del sindaco Gianluca Galimberti, che ha già annunciato la propria ricandidatura.

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