Il fenomeno degli incidenti gravi e mortali preoccupa a livello nazionale, come hanno confermato i dati diffusi dalle sedi territoriali dell’Anmil e come confermato, a livello locale, da quelli diramati dai sindacati Cgil Cisl e Uil per quanto riguarda Ats Valpadana, quindi i territori di Cremona, Crema e Mantova. Si parla di 10 morti sul lavoro dall’inizio del 2018, 49 per quanto riguarda la regione Lombardia. La situazione deve far riflettere per la gravità di un aumento dei sinistri gravi o mortali e quindi per una diminuzione delle condizioni di sicurezza sui luoghi di lavoro, che vedono come prima realtà coinvolta, a finire sotto la lente, quella degli appalti. Dei dieci infortuni mortali ben 6 si sono verificati nell’ultimo mese, novembre, e le vittime hanno età variabile anche se più frequenti sono i sinistri che coinvolgono la fascia d’età tra i 30 e i 40 anni e quella intorno ai 60. I settori più colpiti sono quelli dell’agricoltura, dell’industria, e il settore edile. Secondo i sindacati però la questione si estende anche ad altri ambiti e dimostra come ci sia una preoccupante superficialità in quello che riguarda la sicurezza, laddove non mancano gli investimenti è evidente la carenza da imputare alla  scarsa preparazione e al superficiale rispetto delle regole esistenti. In una nota dei sindacati si chiedono “risorse anche aggiuntive a quelle derivanti dalle sanzioni, personale e piani programmati di intervento anche nei settori meno indagati, come quello degli appalti” si legge ancora nella nota. “Occorre anche un impegno comune sulla formazione continua e adeguata ai cicli produttivi, non solo per il personale preposto. Per questa ragione la richiesta è quella di un incontro con l’assessore al Welfare, oltre che per riaffermare l’impegno politico dell’assessorato e dell’intera giunta sul tema, anche per valutare quali azioni straordinarie si devono mettere in campo, a fronte del permanere di un grave problema per tutto il mondo del lavoro”. Secondo Anmil territoriale i numeri degli infortuni a livello locale come nazionale impongono di rivolgere il massimo impegno alla diffusione della cultura della sicurezza e alla formazione professionale, soprattutto ai giovani e ai meno giovani – commenta il Presidente ma non dovrebbe trattarsi di una formazione meramente normativa. I dati, prosegue la nota di Anmil, mostrano chiaramente che se, da un lato, sono i giovani a pagare il prezzo della precarietà e dell’incertezza, dall’altro i lavoratori più anziani si ritrovano a dover contrapporre all’esperienza, il peso di condizioni di lavoro spesso logoranti.

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