Anche gli addetti ai lavori faticano a dare una univoca definizione di cosa sia esattamente l’arte contemporanea. Ma una cosa è certa: quando se ne incontra di buona la si riconosce subito. Il discorso vale anche per la mostra che il Padiglione d’Arte contemporanea di Milano dedica, in occasione della riapertura al pubblico dopo interventi di ristrutturazione, a Eva Marisaldi, intitolata “Trasporto eccezionale” e curata da Diego Sileo. “Il trasporto del titolo della mostra di Eva Marisaldi, che non è una mostra antologica, né una retrospettiva – ci ha spiegato Sileo – è una mostra personale, è un viaggio all’interno della sua poetica, un viaggio che dura ormai da oltre trent’anni. Quindi ciò che noi chiediamo ai visitatori è di farsi trasportare in questo viaggio. Chiediamo ai visitatori di lasciarsi andare, di farsi trasportare, attraverso le opere dell’artista, sentimentalmente ed emotivamente nel linguaggio e nell’arte di Eva Marisaldi”. La strategia suggerita dal curatore è anche utile, perché consente di entrare con leggerezza in una pratica artistica multiforme e giocosa, capace però di toccare corde profonde, e ovviamente anche dolorose, oltre che di presentare una gamma di soluzioni espressive molto ampia e in costante movimento. “L’arte di Eva Marisaldi – ha aggiunto il curatore del PAC – è un’arte molto eclettica, sicuramente di non facile approccio e non facile comprensione. Però ci sono delle chiavi di lettura che noi vogliamo dare in questo viaggio ai nostri visitatori. Una di queste chiavi è anche il potersi divertire, perché, è vero, l’aspetto ludico e anche divertente di molti suoi lavori è una realtà”. Una realtà che le opere hanno la forza di rimettere ogni volta in discussione, giocando sul più classico dei campi, quello della narrazione – visuale, sonora, spaziale, geografica, scientifica – e delle possibilità che il contemporaneo le offre. E nella quale la palla passa spesso dall’artista al visitatore, e viceversa, e poi di nuovo, fino a che, pur senza un oggetto assolutamente definito davanti, ci si ritrova tutti su un terreno di diversa consapevolezza. “I temi – ha concluso Diego Sileo – possono legare le diverse forme di espressione di Eva Marisaldi, quindi il tema della memoria, il tema del tempo che passa, il tema del ricordo… Sono questi i segreti per riuscire meglio ad approcciare la sua arte”. La mostra del PAC, che prosegue nella sua indagine sugli artisti italiani della generazione degli Anni Sessanta, resta aperta al pubblico fino al 3 febbraio 2019.

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