Nuova riunione oggi pomeriggio, alle 17, tra i sindaci che rappresentano i Comuni del distretto cremonese, 47, per approvare il sesto piano di zona 2019-2020 dei servizi sociali. La Regione Lombardia ha chiesto al territorio di prendere una decisione in tempi rapidi, entro il 31 dicembre, offrendo un premio di alcune migliaia di euro di contributi. E’ l’occasione per scegliere una programmazione dei servizi sociali, da rendere più efficaci e tempestivi, che dialoghi con le altre programmazioni territoriali, urbanistica, scolastica e sociosanitaria. La proposta più stimolante, nel dibattito che si svolge dietro le quinte, riguarda la diocesi di Cremona. Si tratterebbe di mettere a disposizione i terreni di proprietà ecclesiastica, per attività che creano lavoro e servizi, evitando alienazioni di terreni e consumo di suolo, ad esempio per fare nuove autostrade. Una rivoluzione, dunque, se si troverà l’accordo – oltre che con la diocesi – tra Comuni, Provincia e Ats, cioè le istituzioni che approveranno il piano di zona. Il presidente dell’azienda sociale del Cremonese Giuseppe Tadioli, nell’ultima riunione della commissione Welfare del Comune di Cremona, ha ricordato che anche l’Ocse ha rilevato che lo stato sociale italiano non è adeguato ad affrontare le nuove povertà, come la disoccupazione di lungo periodo, il diritto alla casa, basato sulla legge regionale, con assegnazioni più flessibili e collaborazione tra i Comuni. Il welfare viene alimentato insomma, di fronte all’immigrazione e alla crisi demografica, più da bonus regionali e statali che da scelte politiche. Il piano di zona ora in scadenza ha consentito di dare ai piccoli Comuni più ore di lavoro degli assistenti sociali, per garantire ai cittadini pari accesso ai servizi. Il bilancio dell’azienda sociale però è di 5 milioni, mentre l’ambito investe 20 milioni, senza quindi un gestore unico e con molte lungaggini e contraddizioni. Un’altra proposta riguarda infatti l’ampliamento delle deleghe del comitato esecutivo, con una modifica di statuto. Nel 2019, però, molti Comuni andranno al voto, e verrà applicato il reddito di cittadinanza. Il timore è che dai programmi di cambiamento il risultato sia insufficiente, malgrado il notevole numero di persone economicamente e socialmente fragili.

 

Paolo Zignani

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