“Assolutamente sì”. Così il ministro dell’Interno e vicepremier Matteo Salvini ha risposto se è favore alla riapertura dei Navigli a Milano. Un progetto, a cui sta lavorando l’amministrazione comunale di centrosinistra guidata da Beppe Sala, definito ieri invece “una sciocchezza” dal ministro della Cultura Alberto Bonisoli, esponente del Movimento 5 Stelle, che sul punto ha proposto un referendum. In realtà il referendum sulla riattivazione idraulica e paesaggistica dei canali è già stato fatto, era il 2011 e a prevalere erano stati i Sì. Questa volta al centro del disaccordo tra i due alleati di governo è finita la riapertura dei Navigli. Nel mirino del ministro Bonisoli, nello specifico, è finito il progetto del Comune, ancora in via di definizione, che prevede di ‘scoperchiare’ 8 chilometri di Navigli, dalla Martesana fino alla Darsena, con percorsi pedonali e piste ciclabili. I lavori per aprire i primi 5 tratti per 2,2 km dovrebbero partire nel 2020, per un costo stimato in circa 150 milioni di euro. In difesa di Bonisoli e contro la riapertura dei Navigli si schierano però i sottosegretari Manlio Di Stefano e Stefano Buffagni insieme con i grillini lombardi che sottolineano che la priorità è fare investimenti nelle periferie, dalle scuole alle strade ai marciapiedi. Di “comunicazione ingannevole” parla Di Stefano, spiegando che “il progetto votato nel 2011 dai cittadini non è lo stesso che sta promuovendo ora Sala”. Ma il sindaco non ha nessuna intenzione di fare un passo indietro. Se mai, sottolinea Sala, “i nostri dubbi sono sul quando e quando dipenderà anche dalle risorse finanziarie e per questo conto sull’aiuto della Regione”. “Il mio vero tema è quello di non portare via i soldi alle periferie con il progetto dei Navigli, bisogna trovare la formula giusta”.

 

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