“Non sono stati rilevati rifiuti” nella discarica di Sergnano in località Mirabello, lungo la riva del Serio. Lo scrive il sindaco Gian Luigi Bernardi al ministero dell’Ambiente, e per conoscenza alla Provincia di Cremona e alla Regione. La lettera è del 21 dicembre e si riferisce a un sopralluogo compiuto con la proprietà per verificare se la piena e le forti piogge del 29 e 39 ottobre hanno creato problemi ambientali. Tutto in regola, secondo la “verifica visiva” del primo cittadino, anche grazie all’arginetto che protegge l’ammasso di immondizie dalle piene e dal vicino terreno agricolo. Non saranno effettuate analisi chimiche su campioni del terreno: infatti la Regione ha tolto l’ammasso di immondizie anni 60, chiuso negli anni 80, dall’elenco dei siti di gestione dei rifiuti. Se c’è vegetazione lussureggiante, aggiunge Bernardi, raggiunto telefonicamente, non ci possono essere sostanze tossiche né veleni, e neanche il prossimo sindaco avrà motivo per fare ulteriori controlli. Affermazioni sorprendenti, quelle del sindaco, dopo le manifestazioni e le numerose iniziative politiche che hanno coinvolto la Camera dei deputati e il parlamento europeo.

Bernardi si riferisce a un passaggio della lettera del dirigente provinciale del settore Ambiente, Roberto Zanoni, che al ministero, alla Regione e al Comune, scrive che da un sopralluogo richiesto dal Pirellone “non erano presenti rifiuti”, situazione confermata nel 2009. Dunque i rifiuti sarebbero tutti interrati, non affioranti dalla superficie del sito di 43mila metri quadrati, di cui 30mila a discarica. E’ Enrico Duranti, però, che il dirigente Zanoni ha scritto che sono stati trovati “fanghi di conceria e residui di fonderia”. Il consigliere comunale, in attesa della risposta del ministero, annuncia un esposto alla Provincia, al ministero stesso e forse ai carabinieri, dato che gli scarti industriali “non possono essersi volatilizzati” quindi occorre una verifica precauzionale, con analisi chimiche del terreno. E ricorda che persino Chernobyl, trent’anni dopo la catastrofe, abbonda di animali selvatici e di vegetazione, poiché le radiazioni nucleari erano meno nocive dell’impatto umano.

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