Cremona Ai primi di dicembre sembrava che il braccio di ferro tra l’azienda metalmeccanica Maschio Gaspardo e il Comune fosse insuperabile, invece stamattina, durante la riunione di giunta, filtravano voci di un cambiamento, infine nel primo pomeriggio l’amministrazione diramava un comunicato per far sapere che della questione si occuperà il consiglio comunale. La giunta Galimberti emanerà un atto di indirizzo, che sarà discusso assieme alle minoranze, allo scopo di arrivare a sottoscrivere un accordo di programma con la ditta di via Bredina. I tecnici della Regione Lombardia hanno confermato che è proprio questa la linea da seguire sul piano giuridico. Solo poche settimane, fa l’assessore Andrea Virgilio confermava che senza un accordo tra azienda e sindacati non si poteva prendere in esame alcuna proposta. C’erano in gioco infatti 50 possibili esuberi su un totale di 150 dipendenti. La proposta della multinazione padovana delle macchine agricole, insediatasi a Cremona in zona Sant’Ambrogio nel 2014, era un cambio di destinazione d’uso dell’area da produttiva a commerciale, in modo da poterla vendere a un acquirente – si era parlato della società tedesca OBI, settore giardinaggio e bricolage – che avrebbe così aperto una struttura di medie dimensioni in via Castelleone, vicino alla tangenziale, in uno dei punti più visibili e accessibili per chi arriva a Cremona, non a caso da scelto da alcuni centri commerciali. La pressione della grande distribuzione su Cremona quindi si intensifica, malgrado le continue lamentele dei commercianti del centro storico. Il 2018 si era chiuso con una variante al Pgt priva della modifica chiesta da Maschio Gaspardo, ora però l’amministrazione è pronta a rivedere il proprio orientamento. La multinazionale padovana, da parte propria, risulta seriamente intenzionata ad acquistare un’area a Pozzaglio, per lasciare la città riducendo il personale. Dalle minoranze sono piovute critiche assai dure, perché Cremona sarebbe troppo lenta ad adeguarsi alle trasformazioni del mercato, mettendo così a rischio non pochi posti di lavoro. All’interno del centrosinistra si è fatta sentire però un’anima più flessibile, che ammetterebbe che senza il commercio, con i suoi nuovi insediamenti, non si può creare lavoro a Cremona.

 

Paolo Zignani

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