Fa discutere la presa di posizione del sindaco Gianluca Galimberti, che anche nel caso del decreto sicurezza Salvini, ormai diventato legge, mantiene la stessa linea, mai contro le norme vigenti. La contestazione dei sindaci di Palermo e Napoli non trova quindi sostegno a Cremona, dove il Comune preferisci unirsi alla trattativa che l’Anci ha proposto al ministero dell’interno, per rivedere alcuni aspetti della nuova legge. Galimberti sostiene che il decreto produrrà “nella nostra città più insicurezza”: gli immigrati irregolari infatti non saranno più coperti se non in piccola parte dai progetti Sprar finanziati dal ministero, mentre i permessi umanitari non saranno più concessi. Gli irregolari in difficoltà, quindi, si rivolgeranno tutti ai servizi sociali, alla Caritas e alle cooperative che negli ultimi vent’anni hanno creato un sistema d’accoglienza già premiato a livello nazionale e finanziato con contributi milionari. Sono 80 i posti dello Sprar cremonese per i rifugiati e i richiedenti asilo. Il sindaco non ha il potere di opporsi, come sottolinea Galimberti, che intende analizzare gli aspetti critici con tutti i soggetti coinvolti in città nel sistema dell’accoglienza. E’ una linea morbida in un centrosinistra, che in un ordine del giorno di fine novembre già chiedeva correttivi rilevanti al decreto. Da sinistra, Francesca Berardi di Rifondazione nota che il virtuoso sistema cremonese, applicando il decreto Salvini, semplicemente non esisterà più e che quindi c’è poco da trattare. Il suggerimento dato al sindaco è che i provvedimenti comunali possono essere presi, con un riferimento diretto alla Costituzione. Da sinistra arrivano anche commenti tutt’altro che ostili e più in linea con il pragmatismo del primo cittadino: Galimberti d’altra parte si ricandida, mentre nel centrodestra ancora non si può parlare di candidature a sindaco. Si è fatta sentire oggi anche la voce del senatore cremonese Simone Bossi, della Lega, che invita a leggere meglio il testo del decreto legge e contesta a propria volta i sindaci ribelli. “Se non vogliono applicare un provvedimento che finalmente mette ordine dove prima regnava il caos, sostiene Bossi, non facciano i sindaci e rassegnino le dimissioni”.

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