Sono 23 i furti ai danni di aziende contestati nell’ordinanza di custodia cautelare ai 5 membri della banda di ladri arrestati dai carabinieri della compagnia di Corsico ma gli investigatori ritengono che il gruppo ne abbia commessi almeno altri 70-80 in giro per il nord Italia. A dare il via all’indagine è stata la segnalazione di un cittadino che per molti giorni si è accorto dello strano viavai del gruppo sotto la sua finestra, nei pressi di un distributore di benzina a Trezzano sul Naviglio. Li vedeva partire attorno alle 22 a bordo della potente Audi Rs3 e rientrare alle 5 del mattino, quando cambiavano la targa e si allontanavano ognuno sulla propria vettura. Da questo dettaglio è iniziato l’approfondimento dei carabinieri che, attraverso una microspia installata nell’auto, sono riusciti a monitorare alcuni mesi di attività della banda. Uscivano “per lavoro” quattro volte a settimana, puntavano le aziende del nord Italia e non tornavano mai a mani vuote. Il bottino complessivo non è stato ancora quantificato ma bastano alcuni elementi per dare la portata del business. “Hanno comprato case, auto di lusso, alcuni avevano cantine con 20 bottiglie di Sassicaia e di champagne – ha spiegato Pasquale Puca, comandante della compagnia di Corsico – Durante le perquisizioni di questa mattina sono state trovate 100 penne Montblanc, alcune in edizione limitata dal valore di oltre 2mila euro, per non parlare di una borsa piena di banconote di vari Paesi. Ogni furto accertato ha fruttato, in contanti, dai 3mila ai 30mila euro”. Il gruppo è formato da 4 kosovari e un albanese: si età compresa tra i 30 e i 50 anni. Hanno tutti precedenti, anche specifici. Nel provvedimento firmato dal gip Teresa De Pascale è contestata l’associazione a delinquere finalizzata ai furti e riciclaggio. Gli arrestati vivono stabilmente in Italia da 10 anni. Il gruppo era ben organizzato e seguiva una routine precisa per evitare di essere individuato. A tradirli è stata proprio l’abitudine di incontrarsi al distributore di benzina in via Leonardo da Vinci a Trezzano sul Naviglio. Nessuno di loro vive in quel comune (abitano a Magenta, Cesano Boscone, Muggiò, Lodi e quartiere Baggio di Milano) ma quello era diventato il punto da cui partire per i colpi. Parcheggiavano le proprie vetture lì lasciando dentro i cellulari per evitare di essere rintracciati attraverso le celle telefoniche. Per comunicare utilizzavano le ricetrasmittenti. L’obiettivo dei colpi erano i contanti: una volta entrati nell’azienda di turno smuravano la cassaforte o riuscivano ad aprirla sul posto.

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