Era stata soprannominata la suora cattiva e condannata a tre anni e mezzo di carcere Maria Angela Farè, ritenura responsabile di violenza sessuale nei confronti di Eva Sacconago, nel periodo in cui la giovane era minorenne. La Sacconago si suicidò poi a 26 anni, nel 2011. La sentenza di primo grado era stata emessa dal tribunale di Busto Arsizio. Ora è la Corte d’Appello di Milano a rivalutare il caso in secondo grado, attraverso le perizie richieste sullo stato di salute mentale della Sacconago.  Eva non era affetta da una patologia psichiatrica o da un disturbo di personalità, ai tempi della sua relazione con Maria Angela Farè, l’ex suora : sono queste le conclusioni a cui sono pervenuti gli approfondimenti richiesti dalla Corte e  affidati al professore in psichiatria e criminologia clinica dell’Università statale Franco Martelli. Perizia effettuata sulla base dell’analisi degli appunti, dei diari, dei messaggi (anche audio) ricevuti da Eva, per accertare se la ragazza fosse in condizioni di “inferiorità psichica” ai tempi della relazione con l’imputata, ovvero tra il 2002 (quando ancora era minorenne) e il 2010. “Non si ritiene – si legge nella relazione – di ravvisare nella defunta Eva Sacconago una patologia psichica riconducibile a classificazioni definite o a un disturbo di personalità”. Lo scorso ottobre, la Corte d’Appello di Milano ha deciso di riaprire l’istruttoria dibattimentale nel processo a carico della Farè, accolto la richiesta del sostituto pg Giulio Benedetti e della parte civile. Secondo il perito dagli scritti traspare che Eva ha un “fondo d’ansietà correlato, essenzialmente, a timori abbandonici rivolti a persone affettivamente investite”, tra cui l’imputata. Inoltre si legge che nella ragazza si ravvisano “aspetti di personalità di tipo ‘borderline’ (impulsività, minacce suicidiarie, vissuti di vuoto)”. La perizia si concentra poi sul ruolo di Suor Faré e sul suo approccio con la giovane. “La modalità dell’approccio è dapprima discreta, poi si fa, ‘in crescendo’, invasiva per qualità e quantità delle comunicazioni. Si tratta di una modalità avvolgente, ambigua e ‘perversa’”. Secondo il professore nominato dai giudici, la ex suora si sarebbe mostrata nei confronti di Eva come un’amica e una madre e poi avrebbe introdotto “insieme al registro della tenerezza e dell’intimità anche fisica, il registro trascendente del religioso”. Si torna in aula il prossimo 26 febbraio.

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