Approvata la variante parziale al piano regolatore dal consiglio comunale il 27 settembre scorso, per la giunta Galimberti si è presentata l’occasione di rivedere i criteri delle nuove autorizzazioni delle medie strutture di vendita, fino a 2.500 metri quadrati, ovvero i supermercati di quartiere. E le nuove regole sono state approvate pochi giorni fa, mercoledì 20. E’ la principale conclusione del lungo confronto che si è svolto all’interno del centrosinistra, fra chi voleva limitare il più possibile l’invasione della grande distribuzione e chi invece riconosce ai nuovi insediamenti il merito di trainare la creazione di posti di lavoro, mentre altri settori sono meno vivaci. Fra gli altri, il socialista Paolo Carletti, presidente della commissione commercio, è molto critico verso i permessi rilasciati ai centri commerciali e ai supermercati, in tutto 66 a Cremona, con una superficie complessiva tale da poter accogliere tutti gli abitanti. Ha prevalso però la linea moderata dell’assessore Andrea Virgilio. Ci potranno essere ulteriori insediamenti, più contenuti e regolamentati, per consentire nuove aperture nel zone meno servite. Occorrerà comunque un’autorizzazione comunale, anche per gli ampliamenti di esercizi già esistenti: la liberalizzazione incontra chiari limiti, secondo il documento preparato dalla dirigente Maria Grazia Romagnoli, che sostituisce una delibera del 2005. Le medie strutture vengono ora divise in due categorie, da 251 a 1.500 metri quadrati, e da 1.501 a 2.500. Le dimensioni si restringono, e dopo tante difficoltà, create anche dalle giungla delle normative, fra la direttiva Bolkestein, leggi regionali e nazionali, riparte la pianificazione territoriale, che però è in notevole ritardo: i centri commerciali già circondano la città. Il Comune conta sul rilancio del centro storico, fra l’altro con l’apertura della nuova sede dell’università Cattolica, con mille studenti iscritti, e la molteplicità delle iniziative culturali. I negozi chiusi, proprio nel centro storico, sono più di cento in quattro anni, con un rapido turn-over, mentre in provincia, fra 2017 e 2018, si sono contate 131 chiusure. Il settore si sviluppa, ci sono 15 negozi digitali: il centro storico, però, si è svuotato.

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