Cremona La Valutazione ambientale strategica che l’amministrazione sta conducendo sulla lottizzazione di via Flaminia – il caso più eclatante di consumo di suolo – si arricchisce di nuove critiche, quelle dell’amministrazione provinciale; critiche di rilievo, anche se il parere è positivo. Infatti la nota del servizio Aree protette, datata lunedì 12 febbraio e apparsa oggi sul sito dell’ente Provincia, mette in discussione la scelta della giunta Galimberti, che il 23 marzo 2018 ha approvato con una propria delibera l’ulteriore modifica del piano attuativo, per trasformare l’area a verde in area di servizi. Oltre alle villette chieste dalla Società di mutuo soccorso e previdenza dei sacerdoti diocesani, sorgerà così la nuova sede della cooperativa Lae, cancellando più di duemila metri quadrati del verde pubblico rimasto superstite, dopo il via libera della giunta Perri cinque anni prima. La variante non è stata nemmeno presentata all’ufficio aree protette, che ora nota l’errore di non aver tenuto in adeguata considerazione “alcune peculiarità morfologiche e paesaggistiche”, come la presenza del corso d’acqua Colo Realino e di una scarpata. Si danneggiano così microhabitat asciutti e umidi, con un danno per la biodiversità. Già Italia Nostra, anni fa, aveva lamentato l’esposizione dell’area al rischio idrogeologico, negato invece dal Comune, che ha poi chiesto di togliere dal parco del Morbasco e del Po il terreno della lottizzazione. Lo scorporo dal parco, fra l’altro, per il servizio Aree protette non ha una “motivazione tecnica”, e non è stato accompagnato dalle tavole cartografiche. L’ente Provincia chiede così di mantenere un’alberatura ornamentale di cui non si conosce chiaramente il destino. Occorrono nuove mitigazioni ambientali, visto che sono già andate perdute superfici incolte, sono stati eliminati completamente diversi alberi e sono stati tagliati tutti gli olmi adulti, anche se esterni all’ambito da urbanizzare. Poi, un’area di bosco non è stata riconosciuta come tale dal Comune, cui la Provincia chiede di ampliare una zona di vegetazione spontanea tipo saliceto, di 800 metri quadrati, da ampliare fino a 2000. Le critiche contro il consumo di suolo già espresse da Legambiente, Salviamo il Paesaggio e M5S, oltre che da una petizione spontanea, appaiono ora rafforzate, nella speranza che il Comune torni in extremis sui propri passi.

 

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