Le telecamere puntavano verso il cielo e così non hanno potuto inquadrare l’assassino. Queste le accuse di Valentina, Luca e Andrea Manfredi verso chi avrebbe dovuto accertarsi del corretto posizionamento degli occhi elettronici e non lo ha fatto e così l’assassino della madre Marilena Negri uccisa al parco di Villa Litta resta libero. Un anno e mezzo di indagini culminate in nulla e ora il l pm Donata Costa che ha coordinato le indagini a partire da quel 23 novembre di due anni fa, ha chiesto che il caso sia archiviato. Nessun elemento utile è infatti emerso in due anni di indagini senza interruzioni, e quello che fu trovato all’epoca, nell’immediatezza del delitto, cioè una traccia di Dna, si è confermata una pista sbagliata. E non possono aiutare nemmeno le telecamere che puntate al cielo non hanno ripreso nulla se non uccelli e tetti, dicono i figli in una lettera che sottolineano come quel video in mano agli inquirenti abbia registrato in poco più di un minuto qualche inquadratura frontale, tre secondi da dietro, qualche secondo nel buio, cinque o sei secondi nel parco, una corsetta in via Assietta. Questo insieme a qualche molecola di dna» e poi, proseguono nella lettera, «un’immagine sfuocata che nemmeno i tecnologici programmi di Csi riuscirebbero a migliorare». Quel giorno di autunno di due anni fa, insomma, gli obiettivi delle telecamere che erano «a un metro da dove giaceva nostra madre, puntavano dritto verso gli uccelli, sui tetti di Villa Litta. Giustamente i tecnici, prontamente chiamati, il giorno seguente erano già al lavoro per ricalibrarli».«Qualcuno delle responsabilità riguardo questa imminente archiviazione ce le ha – aggiungono – poiché c’è un balordo ancora in giro, chissà dove, che potrebbe rovinare altre vite, altri sogni, altre famiglie». «Riguardo la sicurezza e il degrado di certe zone di Milano che ormai tutti conoscono, sarebbe il minimo che in ogni viale, in ogni parco, in ogni piazza, ove ci sono telecamere di sorveglianza ne venisse verificato puntualmente il corretto funzionamento». Quelle del Parco Litta avrebbero potuto inchiodare un assassino. Non lo hanno fatto. E l’omicida della 63enne a spasso con il suo cane è ancora in giro.

 

 

 

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