Traffico illecito di rifiuti, attività di gestione non autorizzata e intestazione fittizia di beni” sono le accuse con cui sono stati presi provvedimenti nei confronti di 15 persone di cui 8 in carcere, 4 agli arresti domiciliari e 3 con l’obbligo di dimora nel comune di residenza.  Le indagini della Squadra Mobile, coordinate dalla Dda di Milano, sono partite dall’incendio del capannone della ‘Ipb’ in via Chiasserini, a Milano, distrutto nel rogo divampato il 14 ottobre 2018. Durante quell’incendio dal sito di stoccaggio si sollevò una colonna di fumo nera visibile da chilometri, e per molti giorni a seguire l’aria fu irrespirabile nella zona e a causa del vento con i miasmi che arrivarono fino al centro della città. Meno di una settimana dopo i test dell’Arpa Lombardia evidenziarono “6.7 picogrammi per metrocubo/teq di concentrazione di diossine e furani dal secondo filtro prelevato dal campionatore installato nella zona dell’incendio”, un dato preoccupante se si considera che il limite di riferimento, fissato dall’Oms è di 0,3 picogrammi per metrocubo. L’indagine, denominata “Velenum”, ha evidenziato che il gruppo criminale aveva smaltito illegalmente 37mila le tonnellate di rifiuti indifferenziati urbani, il 38 per cento proviene dalla Campania. Secondo quanto accertato, sui conti della società I.P.B. Italia Srl sarebbe transitato un guadagno di 1.086.000 euro, cifra che è stata oggetto di sequestro preventivo. Ancora da quantificare, invece, il ricavo illecito delle altre società coinvolte. Tra i destinatari dei provvedimenti giudiziari, ci sono imprenditori, amministratori e gestori di società operanti nel settore dello stoccaggio e smaltimento rifiuti, intermediari e responsabili dei trasporti. “Per dare un’idea della quantità – ha spiegato il capo della Squadra Mobile Lorenzo Bucossi – basti pensare che i metri cubi di rifiuti corrispondono a un campo di calcio alto cinque metri”. Oltre al sito di via Chiasserini di Milano, gli investigatori hanno individuato altri capannoni appositamente affittati dagli indagati provincia di Venezia, Verona e Lodi. Inoltre, è emerso anche che, probabilmente, l’incendio nel quale il 14 ottobre è stato dato fuoco a circa 13 mila metri cubi di rifiuti stoccati nel capannone di via Chiasserini, rogo che ha reso per alcuni giorni l’aria di alcune zone di Milano irrespirabile, “sia servito per smaltire illegalmente” gli stessi rifiuti “per i sopravvenuti ostacoli a trasferirli in altri siti, oppure a nascondere le prove del traffico svolto dagli indagati dopo il sopralluogo di pochi giorni prima della Polizia Locale e del personale di Città Metropolitana e la conseguente scoperta” della presunta discarica abusiva.

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