Regione Lombardia, guidata dal leghista Attilio Fontana, lo scorso dicembre ha approvato la norma che riconosce ai minori immigrati irregolari il diritto ad avere assistenza pediatrica, proprio come avviene per tutti gli altri bambini. La decisione, presa a dicembre dalla Giunta, nel rispetto di una corretta applicazione delle norme nazionali per l’assistenza sanitaria alla popolazione straniera, sembra stridere con l’atteggiamento che in genere la Lega ha nei confronti dei clandestini. Lo stesso Governatore ha precisato che chi non ha titolo per rimanere non deve rimanere, ma chi è sul territorio deve sere assistito con la massima attenzione e determinazione e ha aggiunto che la possibilità di essere iscritti al servizio sanitario nazionale è una norma che si riferiva ai genitori clandestini, che evidentemente deve essere estesa anche ai figli dei clandestini stessi. Le precisazioni di Fontana vogliono dimostrare che la Regione vuole poter estendere i servizi essenziali a tutte le persone che vivono sul nostro territorio. In pratica, la Regione non dice che chi non ha titolo per rimanere non deve rimanere, ma chi è in Lombardia deve essere assistito con la massima attenzione e determinazione. In realtà, liscrizione al servizio sanitario regionale per i bambini stranieri presenti sul territorio italiano a prescindere dal possesso del permesso di soggiorno è presente dal 2012 e in Lombardia, a fine 2013, la Giunta Maroni aveva stabilito l’iscrizione al servizio sanitario regionale degli irregolari in via sperimentale e con la possibilità di accedere alle cure pediatriche. Dopo l’approvazione per tre anni, la misura era stata prorogata per il 2017 e il 2018. A dicembre, poi, la delibera che dice che “la sperimentazione si ritiene conclusa e l’iscrizione al servizio sanitario regionale viene assunta in via definitiva a partire dal 1° gennaio 2019”.

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