Cremona L’infortunio sul lavoro di ieri pomeriggio presso l’inceneritore a un addetto di una ditta esterna è solo l’ultimo atto di una vicenda carica di tensione sociale e politica. La verifica sulle cause, da parte di Lgh, è ancora in corso, in vista di eventuali provvedimenti per rafforzare le misure di sicurezza. Il dato di fatto è che un operaio di 44 anni, lodigiano residente nel Milanese, ieri è stato investito da una fiammata sprigionatasi dal quadro elettrico della torre di raffreddamento riportando un’ustione alle braccia: è stato trasportato d’urgenza al Pronto soccorso dell’Ospedale Maggiore, mentre una delle due linee di combustione è stata fermata. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco e l’Ats. Nessuna novità, per ora, sul programma elettorale del centrosinistra: della dismissione dell’impianto non si è più parlato. L’argomento è stato risollevato però ieri sera in occasione del primo incontro degli Stati generali dell’Ambiente, con la partecipazione di una quarantina di associazioni, che insistono, per quel che riguarda via San Rocco e la gestione dei rifiuti, su una svolta radicale, mediante la chiusura dell’impianto. I programmi elettorali e la stessa volontà politica del Comune di Cremona, tuttavia, avrà un’importanza molto minore che in passato. Infatti la proprietà dell’inceneritore è di A2A, grazie all’accordo dell’agosto 2016, che ha consentito alla multiutility bresciana e milanese di acquisire il 51% delle azioni. Precedentemente, secondo lo statuto di Lgh, le decisioni strategiche potevano essere prese soltanto con il 70% delle azioni, e Cremona con il suo 30% esprimeva un voto indispensabile per formare qualunque maggioranza. Oggi non è più così: lo statuto non prevede più alcuna maggioranza qualificata e il voto del Comune di Cremona non è affatto indispensabile. Rimane in campo solo un impegno morale di A2A a verificare nel 2024 se sarà opportuno o no chiudere l’inceneritore. In caso di chiusura, per mantenere in funzione la rete del teleriscaldamento servirà un impianto sostitutivo dell’inceneritore, che oggi fornisce il 30% del calore necessario. E non c’è nessun progetto, ad oggi, che indichi quest’alternativa.

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