Mentre si è ancora in attesa dell’esito degli ultimi test effettuati dai laboratori dell’Enea di Roma sull’assenza di tracce di radioattività nel corpo della modella marocchina, il procuratore aggiunto Tiziana Siciliano e i pm Antonia Pavan e Luca Gaglio, titolari dell’inchiesta per omicidio volontario, hanno incontrato i loro consulenti per mettere a fuoco gli aspetti, senza che nulla sfugga, per chiarire quello che oramai appare davvero un rompicapo. Il quesito a cui la schiera di esperti nominati dalla Procura e guidati da Cristina Cattaneo dovrà rispondere per cerare di individuare le cause della morte della giovane prenderà in considerazione ogni aspetto: si va dall’avvelenamento per intossicazione da metalli o altro, alla morte naturale per malattia fulminante, si ipotizza non il lupus ma una forma rarissima di aplasia midollare, fino a quello genetico. E poi si dovrà accertare, tra l’altro, il motivo per cui, dal risultato di un test comunicato agli inquirenti lo scorso 12 marzo, nel sangue e nelle urine della 34enne sono state trovate “tracce di raggi alfa”. Cosa che ha destato allarme e ha fatto pensare a una morte dovuta a un ‘mix di sostanze radioattive’. Ieri al quarto piano del palazzo di Giustizia milanese si è tenuto anche il primo incontro tra Mirko Mazzali, nuovo legale nominato dalla famiglia di Imane Fadil assieme al collega Nicola Quatrano (ex magistrato) dopo i dissidi sulla linea da tenere con il precedente avvocato Paolo Sevesi. La famiglia “non ha tesi precostituite, vuole sapere la verità e si affida al lavoro della magistratura, ai pm che stanno facendo un lavoro ottimo”, ha spiegato Mazzali uscendo dalla stanza dell’aggiunto Siciliano. “Non propende per alcuna ipotesi, – ha aggiunto precisando di aver nominato un consulente medico – noi siamo soddisfatti per il lavoro dei pubblici ministeri che stanno conducendo e cioè un’indagine a 360 gradi”. Dunque nelle prossime ore si terrà l’autopsia della modella e per i primi esiti, data la complessità del caso, ci vorrà almeno un mese di tempo a meno che fin da subito non ci siano, anche se pare improbabile, evidenze macroscopiche.

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