Nel sangue di Fadil, la testimone chiave delle inchieste sul caso Ruby, morta in circostanze sospette, era presente un’alta concentrazione di alcuni metalli, in particolare il cadmio e l’antimonio, come conferma il procuratore capo di Milano Francesco Greco sottolineando che l’antimonio era presente con un valore di quasi tre volte superiore e il cadmio urinario di quasi sette volte superiore il range normale. Prima di pronunciarsi definitivamente sulla vicenda -ha aggiunto il Procuratore- “attendiamo l’esito degli esami autoptici”. Greco ha spiegato che l’Humanitas, clinica nella quale la 34enne è deceduta lo scorso 1 marzo,  non ha mai dato comunicazioni ai pm o alla polizia giudiziaria prima della morte di Imane Fadil, che tra l’altro ai medici aveva parlato di un suo possibile avvelenamento. La conferma del fatto che non ci sia stata comunicazione prima del decesso è arrivato oggi anche dalla testimonianza del direttore sanitario dell’ospedale. Sono molte le persone convocate in Procura come testimoni: medici, infermieri e il personale della struttura sanitaria di Rozzano e poi, parenti, amici e anche alcune delle ragazze che sono state ospiti ad Arcore o personaggi che la giovane ha citato nei suoi verbali e che sono già stati convocati in aula durante i processi con al centro le feste hot nella residenza milanese di Silvio Berlusconi. La Procura sta indagando con l’ipotesi di omicidio volontario per un sospetto avvelenamento e con analisi anche sulla presenza di radioattività sul cadavere. L’ipotesi è quella di avvelenamento ma non si esclude che Imane Fadil sia morta per una malattia rara”.  All’autopsia su corpo della giovane saranno in campo anche i vigili del fuoco “perchè hanno un addestramento specifico e strumentazione adeguata per il rischio di radiazioni”. Durante la permanenza in ospedale Fadil fu sottoposta a numerose trasfusioni. Oltre a cadmio e antimonio è stata riscontrata la presenza di molibdeno, cobalto, cromo urinario e cromo del sangue. Il “12 febbraio” per la prima volta la giovane disse di temere di essere stata “avvelenata”. Era stata ricoverata il 29 gennaio all’Humanitas. Quel giorno venne fatta un’analisi sull’eventuale presenza di arsenico nel corpo che il “22 febbraio diede esito negativo e i medici decisero allora di disporre analisi sui metalli.

 

 

 

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