Agguato in Via Cadore: proiettile nel craneo, trafficante in coma

Restano gravi ma sono state stabilizzate le condizioni di Enzo Anghinelli, il trafficante di droga di 46 anni che ieri è stato ferito alla testa da un colpo di pistola esploso da due persone in sella a uno scooter in via Cadore, a Milano. L’uomo ora è tenuto sotto osservazione, in coma farmacologico, ricoverato nel reparto in neurorianimazione. Gli investigatori della Squadra mobile hanno confermato che sono stati cinque i proiettili calibro 9 sparati durante l’agguato e che il colpo che lo ha raggiunto è entrato dallo zigomo sinistro ed è uscito sopra l’orecchio destro, interessando anche una parte del cervello. Proprio per questo motivo i medici non si sbilanciano sulla prognosi né sugli eventuali danni permanenti.  Una donna presente ha riferito di aver udito la frase “sei pronto?”, ipotizzando che si tratti di una domanda rivolta dal killer al bersaglio. In realtà, spiegano gli investigatori, “è una frase da accertare e non va escluso che possa averlo detto il guidatore dello scooter al complice pronto a sparare”. Sul movente preciso resta il riserbo ma non ci sarebbero dubbi sul fatto che l’ambiente in cui è maturato il tentato omicidio è quello del traffico di droga. La vittima aveva precedenti penali ed era uscito dal carcere nel 2016. Chi lo conosce racconta che ogni mattina era solito uscire presto di casa, in via Ciro Menotti, per portare la figlia a scuola. Ma per Enzo Aghinelli l’agguato che lo ha ridotto in gravi condizioni non è il primo: nel 1998, infatti, quando ancora non era entrato nel mondo del narcotraffico e lavorava come barista, era stato raigunto da una Vespa dalla quale erano stati sparati tre colpi. Ferito al fianco e  al torace, fu ricoverato ed operato al Fatebenefratelli.  Dopo il 2016 era con tutta probabilità tornato nel giro della droga, ambiente dove è stato maturato l’agguato secondo le indagini. Il sindaco di Milano ha commentato il caso questa mattina durante l’incontro con i residenti di Crescenzago, sottolineando come fondamentale sia la certezza della pena per chi compie reato e la sua intensificazione. L’amministrazione infatti secondo il primo cittadino, ha il dovere di controllare ma in città così grandi il controllo – ha detto- “serve fino ad un certo punto”.