Brescia. Da Roma, sulla situazione del sito Caffaro, il ministero dell’Ambiente non sta mandando indicazioni di alcun tipo. Questo significa che, a Brescia, la lotta all’inquinamento da pcb che, in realtà, non ha mai avuto ritmi frenetici, rallenta ulteriormente. Da due mesi, infatti, è scaduto il mandato del commissario per il sito di interesse nazionale Caffaro, assegnato a Roberto Moreni nel 2015 e prorogato l’anno scorso. Da fine gennaio, solo silenzio. Senza commissario, infatti, l’azienda che dovrebbe occuparsi della progettazione delle bonifiche non può farsi autorizzare nuove attività inizialmente non previste dal contratto. Tutto fermo, dunque, comprese nuove analisi e pagamenti. In attesa di sapere se il commissario verrà riconfermato oppure se ne arriverà uno nuovo, in città la preoccupazione cresce, perché il pcb e gli altri veleni lasciati in eredità dalla Caffaro rappresentano l’emergenza numero uno del territorio. Infatti, come già avvenuto nel 2012, quando a Brescia venne ne richiesto di istituire di nuovo una commissione d’indagine per quanto riguarda le conseguenze dell’inquinamento da pcb, ne è stata fatta una nuova durante un’audizione, nei mesi scorsi, in commissione Ambiente a Palazzo Loggia, che aveva trovato d’accordo tutte le forze politiche. Si tratterebbe di un osservatorio permanente da condividere con l’Agenzia di Tutela della Salute di Brescia e l’Arpa per conoscere i dati aggiornati sull’inquinamento.

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