Brescia Su 712 medici di medicina generale che fanno capo al territorio dell’Ats di Brescia sono più del 30% vale a dire 222 i camici bianchi prossimi alla pensione a cui si aggiungono 122 pediatri di famiglia al termine della loro carriera lavorativa. Questo significa che entro la fine dell’anno il sistema sanitario provinciale potrebbe essere seriamente a rischio. Tra le cause principali di questa situazione certamente la quota 100, la riforma del sistema pensionistico varata dal governo che consente con 62 anni d’età e 38 di contributi di lasciare il lavoro. Ad oggi sono 83 i posti vacanti dei medici di famiglia (74 nel territorio dell’Ats di Brescia e 9 in quello della Val Camonica), ma con Quota 100 alla fine dell’anno i medici mancanti potrebbero essere più di 300. Uno scenario preoccupante perché in questo modo i mutuati rischiano di rimanere senza un figura di riferimento: un problema serio, soprattutto per cronici e anziani. A livello nazionale, la Fimmg (Federazione regionale della Lombardia)calcola che nel 2023 saranno 14 milioni gli italiani senza un medico di famiglia. E se questo è il quadro critico per l’anno in corso non va certo meglio per i prossimi anni: da qui al 2023 potrebbero lasciare l’incarico una media di 300 medici l’anno e, nell’arco del quinquennio, una ventina di pediatri l’anno. Ma oltre alla medicina generale c’è il problema degli ospedali dove secondo le stime di Anaao Assomed per il periodo 2018-2025 si prevede un ammanco di 1921 medici ospedalieri nella nostra regione, duecento circa solo nel Bresciano. Alcune regioni stanno tamponando l’ammanco con l’assunzione di medici in pensione negli ospedali pubblici. Si tratta del Molise, Veneto e Friuli Venezia Giulia, ma non, almeno per ora, della Lombardia.

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