Brescia La siccità di questo periodo sta preoccupando la provincia di Brescia, sia per le colture, ma anche e soprattutto per il rischio che il fiume Chiese torni a prosciugarsi creando le condizioni ottimali per il diffondersi del batterio della legionella come avvenuto la scorsa estate con il contagio di circa mille persone. Serve dunque un intervento immediato ed a sollecitarlo è anche l’Ats di Brescia che per voce del direttore Claudio Vito Sileo esorta a correre ai ripari “Noi non possiamo aprire le dighe, però sul Chiese si faccia qualcosa” dice Sileo “Se l’acqua scorre non permette alla legionella di proliferare». Il Consorzio di bonifica del Chiese, che sta guardando ai 22 mila ettari di colture a rischio lungo il corso d’acqua, ha così lanciato un sos al Trentino chiedendo il rilascio di più volumi d’acqua. Si guarda al Trentino perché dal 2007 il lago d’Idro ha una regolamentazione più ferrea: può essere «svuotato» solo per 1,3 metri (pari a 17 milioni di metri cubi d’acqua) non più 3,25 metri come in passato.  Ma rilasci straordinari si potranno fare solo in vista di piogge primaverili che, a questo punto si auspica siano abbondanti. Intanto però buone notizie arrivano dalla provincia autonoma di Trento che si dice disponibile ad un accordo con la regione Lombardia per regolamentare i rilasci d’acqua dalle sue dighe idroelettriche nel lago d’idro. La necessità di avere un deflusso minimo nel Chiese diventa ancora più urgente alla luce dei rischi sanitari legati alla legionella e non da ultimo per un’agricoltura già in ginocchio. L’assessore all’ambiente della provincia di Trento Mario Tonina assicura «il principio della leale collaborazione con la confinante Regione Lombardia» ed in particolare, «la tutela dell’ambiente e la sicurezza delle popolazioni».

 

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata