Brescia. Souad Alloumi, giovane mamma 29enne originaria del Marocco, è scomparsa da Brescia il 3 giugno 2018 dall’appartamento in cui viveva con i due figli piccoli e i suoi genitori, arrivati nella città lombarda per scoprire la verità sulla sua scomparsa, rischiano di dover tornare nel loro paese d’origine senza risposte legate all’occultamento del cadavere, per cui il marito è in carcere, e per i nipotini, i figli di Souad, per cui i nonni vorrebbero ottenere l’affido. Sono infatti a Brescia da 10 mesi, da quando un’amica della ragazza li aveva chiamati spiegando loro che la figlia era sparita, probabilmente uccisa dall’ex marito e mai più ritrovata e vorrebbero far riunire i bimbi alla sorella maggiore di Souad che vive in Francia. Ma il tempo stringe, perché tra poche settimane perderanno il diritto di occupare l’alloggio che il Comune gli ha messo a disposizione e stanno anche terminando le risorse economiche con cui erano partiti dal Marocco. Nel frattempo, il marito è in carcere a Bergamo accusato dell’omicidio della moglie Suad Alloumi, marocchina di 29 anni, scomparsa dal suo appartamento dove viveva con i due figli piccoli in via Milano in città la notte tra domenica 3 giugno e lunedì. Per il tribunale del Riesame, infatti, non c’erano dubbi: è stato definito un “soggetto crudele e spietato, pronto a ricorrere all’estrema violenza pur di affermare se stesso”, anche se continua a negare di aver ucciso la moglie. Il corpo non si trova, ma gli inquirenti sono convinti che la donna sia stata messa in quel borsone che El Biti alle 4.45 di domenica notte, trascinava con fatica verso la propria auto, ripreso dalle telecamere del bar del palazzo in cui viveva l’ex moglie. “È incontestabile – aveva scritto il Riesame nelle motivazioni della sentenza con cui gli era stata negata la scarcerazione – che El Biti uomo di corporatura massiccia, avesse faticato oltre misura per trasportare il carico” che secondo lui, era formato da lenzuola. Sempre secondo i giudici, El Biti “Risultava ossessionato per l’eventualità che l’ex moglie potesse avere rapporti con altri uomini tanto da sottoporre la donna ad un asfissiante controllo in ogni possibile occasione”. Il movente, dunque, resta da ricercare nella gelosia dell’uomo.

 

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