Cremona. L’impiegata del Caf, alla sua scrivania, guarda i documenti che le porge la ragazza madre che le sta seduta di fronte, esamina l’Isee, dice che i requisiti ci sono, comincia a compilare il modulo della domanda di reddito di cittadinanza, perché in effetti il reddito è quasi zero come anche il patrimonio, poi esamina il certificato di residenza, si sofferma su una data, alza gli occhi e dice alla ragazza che non è neanche il caso di completare il modulo. Nulla importa che l’unico reddito del 2018 sia la forma di sostegno alla povertà introdotta dal centrosinistra, il rei, con circa 350 euro al mese. Il Comune ha accettato la domanda di una casa popolare, inserendola al centocinquantesimo posto in graduatoria, ma dopo otto anni di residenza in Italia non si ha diritto né alla cittadinanza italiana e nemmeno al reddito di cittadinanza, benché si abiti in città da otto anni, e dopo alcuni anni di disoccupazione si faccia il servizio civile per il Comune, per 400 euro al mese, con due figli a carico in età scolare. La cittadinanza rumena è prevista dalla legge, come per tutti gli europei, il problema sta nella richiesta di ben dieci anni di residenza nello Stivale. La ragazza madre, 28 anni, protesta di non aver mai visto un bonus, non avere precedenti penali, non avere beni intestati, e non avendo rinnovato in tempo l’Isee, l’indicatore dello stato economico, si vedrà sospeso il rei per due mesi. Daniela Polenghi, del forum del terzo settore, nota che questi sono gli inconvenienti legati alla norma, che di fatto esclude dal reddito di cittadinanza molti stranieri, e non dà aiuto nemmeno ai lavoratori poveri, precari, saltuari o comunque dalla busta paga troppo leggera. A Cremona e provincia le domande, poi, sono circa mille, poco più dunque dei beneficiari del rei, e solo un terzo, più di trecento persone, otterrà l’avviamento al lavoro, che in provincia in quella quantità non viene offerto, per gli effetti della coda della crisi economica. La copertura sociale si riduce, e dovranno rimediare quanto possibile i Comuni. Cremona ha ricevuto 80mila euro dallo Stato per il suo Piano povertà, che nel distretto cremonese vale 380mila euro di contributi statali per le attività dei servizi sociali. Soldi arrivati da poco nelle casseforti dei Comuni, e che potrebbero rivelarsi insufficienti.

 

Paolo Zignani

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