Venti persone sono state arrestate, tra Italia e Spagna, in esecuzione di ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip di Milano, accusate di far parte di una organizzazione criminale transnazionale per il traffico di tonnellate di hashish importato dal Marocco, passando per la Spagna. Le indagini, svolte dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Varese partendo da alcuni arresti di grossisti di spaccio nel varesotto e coordinate dal procuratore aggiunto Antimafia di Milano Alessandra Dolci e dal pm Adriano Scudieri, hanno portato a 6 trafficanti italiani, residenti a Milano e Rho, e a 14 in Spagna. La droga era destinata al Nord Ovest del Paese e alla Campania, e veniva trasportata in nave e poi su camion per il trasporto merci, a tonnellate, partendo dalla Spagna. Lì vi arrivava via gommone dal Marocco. Mentre sei trafficanti sono stati arrestati dai militari italiani, grazie al coordinamento con la Guardia Civil e l’unità antidroga nazionale spagnola, a Malaga sono ne sono stati arrestati altri 14. L’indagine, avviata nei primi mesi del 2018 grazie ad alcuni arresti di grossisti, è stata condotta sotto la supervisione di Eurojust, per la cooperazione giudiziaria tra paesi dell’Unione Europea. Gli inquirenti hanno documentato diversi grossi transiti di droga. Il primo, una tonnellata, passata per lo stretto di Gibilterra la notte tra il 31 marzo e il 1 aprile del 2018 e in parte ceduta nel Milanese, la seconda di 300 kg, importata a maggio, e l’ultima di 370 kg, parte dei quali è arrivata in Italia il 25 giugno del 2018, nascosta all’interno di un tir carico di arance proveniente da Barcellona e sequestrata a Pagani (Salerno) dai Carabinieri. A gestire il traffico internazionale di droga, per gli investigatori, era Denis Sarro. L’uomo, 34enne, è compagno della nipote della ‘regina’ dello spaccio di eroina in piazza Prealpi a Milano negli anni ’80. L’uomo, pregiudicato per reati in materia di stupefacenti, era già finito in manette nel giugno del 2018 durante un blitz dei poliziotti spagnoli a Malaga, dove si era rifugiato per sfuggire ad un’ordinanza emessa dal Tribunale di Milano.

 

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