Entro giugno si conoscerà il nome di chi guiderà la Scala dal 2020, quando scadrà il contratto dell’attuale sovrintendente Alexander Pereira. Si saprà quindi se sarà riconfermato (una delle ipotesi è che possa avere un contratto-ponte per uno o due anni) o se inizierà una nuova era. Il sindaco Giuseppe Sala lo ha spiegato alla fine della riunione del Consiglio di amministrazione che ha analizzato il consuntivo di bilancio 2018, rimandando la discussione sulla nuova stagione al 13 maggio, quando sarà presente un numero maggiore di consiglieri. “Se non sarà maggio, sarà giugno, ma non più in là – ha spiegato Sala che è presidente della Scala -. A questo punto bisogna fare una operazione di chiarezza e dire cosa vogliamo fare sia per la programmazione sia per rispetto al sovrintendente attuale. Che si confermi, che si proroghi a tempo o non lo si confermi per nulla, credo che si debba dirglielo. Io sono dell’idea che a questo punto si debba accelerare”. Nei mesi scorsi, la Scala ha affidato alla società Egon Zehnder una selezione di possibili candidati. Una rosa di nomi che “si è veramente ridotta. Ed è stata anche verificata una disponibilità ad accettare un’offerta da parte dei possibili candidati”. Sala non ha fatto nomi e della questione non si è discusso nella riunione di oggi, in considerazione dell’assenza di quattro membri del board. Fra i nomi che si sono fatti figurano fra gli altri quelli del responsabile del Maggio Fiorentino Cristiano Chiarot, dello stabile di Torino Filippo Fonsatti, dell’opera di Roma Carlo Fuortes, della Fenice Fortunato Ortombina e dell’Opera di Vienna Dominique Meyer. Un elemento dirimente nella scelta sarà quello relativo ai conti e alla capacità di attirare sponsor e finanziatori per il teatro (attività in cui Pereira è maestro). Il bilancio 2018 si chiude con circa 200 mila euro di attivo e “una buona patrimonializzazione, che supera i 100 milioni di cui 42 disponibili, in leggero miglioramento” e questo anche avendo assorbito il milione di costi in più dovuto al nuovo contratto di lavoro. Un contratto rinnovato dopo otto anni su cui “tutti eravamo a favore”. “Ad oggi siamo a ricavi da finanziamenti pubblici al 33,6% ed è un livello – ha spiegato – che consideriamo fisiologico, semmai potrebbe essere peggio”. Non ci saranno aumenti di fondi da parte di Stato, Regione o Comune e “quindi bisogna fare conto sui ricavi di biglietteria e di privati”.

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