C’è una tassa che a Cremona viene percepita, da una parte della popolazione, come in crescita ogni anno e il 2019 non fa eccezione. Per il pagamento in tre rate, le scadenze sono 30 aprile, 1° luglio e 2 settembre. Il Comune ha anticipato di un mese i tempi, mentre nel 2018 si poteva attendere fino al termine di maggio prima di metter mano al portafogli. Così l’effetto stangata vivacizza le conversazioni: c’è chi sostiene che l’importo aumenta in modo significativo, anche se per le utenze domestiche le tariffe sono rimaste invariate rispetto al 2018. Risparmiano un poco, mediamente l’1,53%, le imprese. I costi del servizio rifiuti, che viene coperto dagli introiti della Tari, sono leggermente aumentati e superano i 10 milioni, tuttavia il recupero dell’evasione ha consentito all’amministrazione di calmierare la pressione fiscale. Quel che non viene apprezzato è la raccolta differenziata, arrivata al 75% in città, anche grazie alla modifica del sistema di calcolo. Parte dei cittadini non rispetta le regole e molti si lamentano dello spettacolo “indecoroso” che appare in alcune vie, oltre che del sovrapprezzo che hanno fatto pagare in questi anni le amministrazioni condominiali. Proteste, di nuovo, contro gli autisti dei furgoncini della differenziata, che perdono i sacchetti lasciando che i rifiuti si spargano sull’asfalto, com’è successo più volte nelle zone periferiche. Cumuli selvaggi di immondizia salgono, appena fuori città, nelle piazzole di sicurezza accanto ai guard-rail. Critiche, poi, per la promessa di alcuni anni fa, che l’incremento della differenziata avrebbe fatto scendere la tassa rifiuti. Per molti, non è andata così. I numeri invece dicono il contrario. Rispetto al 2014, i cremonesi hanno pagato complessivamente, in cinque anni, cinque milioni e 800mila euro in meso. Eppure le proteste non sono finite.

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata