Le tariffe di Brebemi sono doppie rispetto agli altri concessionari autostradali. Sarebbe opportuno ridurle per aumentare il traffico ed evitare così che questa autostrada resti una grande opera inutile e diventi invece finalmente un’opera pubblica. In un comunicato diffuso a mezzo stampa Elena Grandi e Dario Balotta, candidati di Europa Verde alle prossime Europee del 26 maggio nella circoscrizione nord-ovest, spiegano il grave stato di crisi finanziario della A35 che si protrae dal 2012 ovvero da prima dell’apertura al traffico di questa infrastruttura nel 2014. Da allora tutti i bilanci sono stati chiusi in perdita e i costi d’esercizio e finanziari sono stati nettamente superiori ai ricavi: complessivamente in sette anni le perdite ammontano a 240,7 milioni di euro. Anche il 2018 ha registrato un rosso di 38,1 milioni. Dati negativi che permangono nonostante la crescita di traffico del 20% derivante dall’interconnessione con l’A4, opera costata altri 60 milioni di euro, che ha sommato debito a debito. Soldi che si aggiungono al mutuo di 1,4 miliardi, che bisogna ancora iniziare a pagare (a un ritmo di 90 milioni di euro l’anno). L’interconnessione ha portato inoltre a 990 ettari il totale del suolo agricolo consumato per far spazio all’infrastruttura. L’indebitamento finanziario continua inoltre ad aumentare: si è passati infatti da 1,6 miliardi nel 2016 a 1,7 mld nel 2017 (oltre a un derivato da 330 milioni). A pesare, secondo la società Brebemi, sono gli oneri finanziari arrivati a 88,7 milioni sul debito per un’opera costata complessivamente 2,4 mld. Colpevole di questa situazione sarebbe anche il costo del denaro per effetto di un mutuo contratto con le banche a un tasso molto elevato (del 7%) e che ora si vorrebbe rinegoziare. Tutto questo mentre la leggera crescita del traffico a 20.100 veicoli al giorno è ancora troppo distante dai 60mila previsti.  A cinque anni dall’apertura, nonostante gli aiuti pubblici (320 milioni), nonostante il prolungamento della concessione di 5 anni (da 20 a 25) e il collegamento con l’A4 a Brescia, la situazione resta fallimentare. La sopravvivenza della società si spiega, secondo Grandi e Balotta solo perché l’azionista principale è Banca Intesa che è anche il principale creditore. Dunque il creditore principale del mutuo, non pagato, è anche l’azionista che controlla Brebemi e che ora decide di rinegoziare il tasso d’interesse rinunciando a sicuri profitti. L’ipotesi auspicabile è che lo Stato finisse di pagare l’A35 e la desse in gestione, attraverso una gara, a chi è in grado di offrire il servizio migliore “a cittadini e imprese e non alle banche”.

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