Cremona L’applicazione della legge regionale 31 del 2014, che prende provvedimenti per la riduzione del consumo di suolo, potrebbe essere una delle croci della prossima amministrazione cittadina, dopo le elezioni del 26 maggio. La giunta Galimberti ha preso un ultimo provvedimento in proposito, confermando i costi di costruzione in vigore, dopo la stangata data dal Pirellone nel 2015: più 20% per chi apre cantieri su suolo agricolo al di fuori del tessuto urbano consolidato e più 5% per chi edifica invece all’interno del centro abitato. Il contributo da versare al Comune, sul costo di costruzione, rimane quindi attorno ai 407 euro al metro quadrato per i nuovi edifici. La conseguenza delle norme regionali è che il consumo di suolo, su terreno vergine, si concentra nelle vie interne, come ad esempio in via Flaminia e in via Postumia, oppure in via Castelleone e via Sesto, oltre che al Boschetto e in via Mantova, con l’obiettivo di posare mattoni su mattoni negli spazi verdi superstiti, che le amministrazioni del secolo scorso avevano salvato a difesa della qualità ambientale. Si presentano però nuove insidie, per chi vorrebbe preservare il verde dei quartieri. Infatti il nuovo Piano territoriale regionale, che dovrà essere adottato in provincia e inserito nella programmazione territoriale, con indicazioni ancora da decidere, sottrae al calcolo del consumo di suolo il verde che si trova all’interno delle zone già urbanizzate. Nel nome della rigenerazione urbana e del cosiddetto consolidamento del tessuto urbano potrebbero quindi sparire giardini e spazi verdi. Si aggiunge poi la soluzione pragmatica applicata dal Comune di Cremona in via Sesto, che consente di costruire nei residui lotti verdi delle cosiddette aree di servizio, come le zone artigianali e commerciali. Inoltre le nuove infrastrutture, come la Gronda Nord, nel caso più macroscopico, sono a loro volta escluse dal computo del consumo di suolo. Di qui le preoccupazioni delle associazioni, come Italia Nostra, Salviamo il Paesaggio e Legambiente.

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