Cremona. A un primo sguardo l’andamento del comparto industriale manifatturiero, con gli indicatori tutti positivi, superando la stessa Regione Lombardia, indurrebbe all’esultanza. Nel primo trimestre di quest’anno la produzione, il fatturato, e soprattutto gli ordinativi, in particolare dall’estero (+ 7,2% fra gennaio e marzo e più 8,2 sull’anno precedente), fanno pensare a un boom tutto cremonese. Non è così purtroppo osservando il dato, comunque positivo, dell’occupazione, che cresce dello 0,1 in tre mesi e del 2% in 12 mesi. E come si apprende sistematicamente da diversi anni, si tratta per lo più di lavoro precario. Si ripete dunque il problema che caratterizza il territorio da molto tempo, in linea con la situazione regionale e nazionale: la distribuzione di ricchezza è insufficiente a ridurre le disuguaglianze, sempre più elevate. I dati sono stati trasmessi stamattina dalla Camera di commercio, che ogni tre mesi diffonde l’analisi congiunturale, sulla base di due campioni distinti di aziende industriali e artigiane: 126 le attività coinvolte sul territorio cremonese. Le statistiche degli ultimi cinque anni mettono in chiaro quanto sia radicata la tendenza che non favorisce la ridistribuzione della ricchezza prodotta. Infatti, se si pone il valore base di 100 riferito all’anno baso 2015, gli ordinativi esteri, per chi può permettersi di riceverne, sono arrivati a 120, creando quindi ricavi considerevoli, mentre l’occupazione è salita soltanto fino a 104. Ci sono poi altre aziende che non hanno sbocchi internazionali e devono accontentarsi del mercato interno, decisamente più debole: per loro gli ordinativi sono cresciuti solamente da 100, valore del 2015, a 106,9. Si tratta sempre di statistiche di Trilussa, dato che c’è un settore predominante, la siderurgia, che nel trimestre fa più 6,6, mentre il meccanico si ferma quasi a 0 e l’alimentare cresce meno (2,2). Lo stesso presidente della Camera di commercio Giandomenico Auricchio ricorda che l’occupazione è ancora lontana dai dati pre-crisi, e che oltretutto il commercio mondiale sta rallentando, per occorrono investimenti per alzare la competitività delle imprese. Nell’artigianato produttivo, in chiaroscuro, torna a crescere il numero degli addetti, dopo tre trimestri negativi, mentre cala il dato della produzione, dopo quattro anni di incrementi consecutivi. Paolo Zignani

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