La tariffa del servizio idrico viene lievemente rivista, con un ritocco in aumento per adeguamento al tasso d’inflazione, senza raggiungere la soglia consentita, che farebbe scattare le verifiche. La proposta è dell’Ufficio d’ambito Ato, l’azienda speciale dell’amministrazione provinciale che svolge funzioni di controllo e programmazione sulla gestione del servizio idrico, di proprietà dei Comuni e dell’ente Provincia. Le motivazioni della scelta fanno ancora discutere, dato che peserà ancora, e per anni, sulle bollette e sui bilanci dei Comuni l’effetto del risanamento dell’Aem, oltre alla traiettoria che seguirà l’incremento della tariffa, tra le più basse d’Italia nel decennio scorso e poi leggermente rivista per consentire l’esecuzione dei lavori indispensabili al territorio. Non pochi centri abitati minori, infatti, erano privi di depuratore oppure dovevano ristrutturarlo o sostituirlo con un impianto più efficiente o un collettore a servizio di diversi Comuni.

Le reti idriche Aem sono state cedute a Padania Acque, che ha dovuto così farsi carico dei debiti contratti dal Comune di Cremona tramite la sua partecipata, che era arrivata sull’orlo del fallimento. E’ stato un percorso accidentato e condito da numerose polemiche contro l’amministrazione Galimberti, percorso accelerato però per Aem, mentre altre società partecipate del territorio, come Asm Castelleone, Aspm Soresina, Scrp Crema, non hanno ancora visto concludersi il passaggio di proprietà a Padania Acque, costretta a un altro impegno straordinario, viste le complicazioni burocratiche. Da parte propria la società di via del Macello, con i propri vertici, durante l’assemblea dei soci, per l’approvazione del bilancio, ha manifestato grande soddisfazione. Le critiche riguardano soltanto il Comune di Cremona, e sono state sostenute dalla sindaca di Vescovato Maria Grazia Bonfante, oltre che dalle minoranze cremonesi. Come ha deciso il consiglio provinciale già nel settembre scorso, l’incremento tariffario medio del costo del servizio idrico integrato per uso domestico in bolletta è pari al 5% nel 2018 e al 2,6% per il 2019.

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