L’inceneritore irrompe nella campagna elettorale, grazie alla sentenza della Corte di Giustizia europea, che ha condannato l’Italia per l’art. 35 dello “Sblocca Italia”, voluto dal governo Renzi, perché, allo scopo di affrontare l’emergenza rifiuti, consentiva di costruire nuovi inceneritori senza passare per la Valutazione ambientale strategica. E’ Giampiero Carotti della lista di sinistra “Cremona cambia musica”, che candida a sindaco Francesca Berardi, a inviare una nota sull’argomento per ricordare che anche Cremona era toccata dallo Sblocca Italia, che prevedeva il funzionamento a pieno regime di tutti gli inceneritori già esistenti, conferendo immondizia da fuori territorio. I rifiuti urbani di Cremona, infatti, sono diminuiti grazie alla raccolta differenziata da 14mila a 10mila tonnellate, mentre l’impianto ne smaltisce 70mila in tutto, compresi quelli provenienti dalle aziende, e rappresenta un costo per il Comune, che paga 961mila euro l’anno per il conferimento. In tutto, il servizio rifiuti costa al Comune 10 milioni, pagati a Linea Gestioni e coperti dal ricavo della Tari. La liberazione di Cremona dal giogo dell’incenerimento, però, vale ancora di più, grazie all’economia circolare. I programmi elettorali, tuttavia, non parlano più di chiusura. Il centrodestra di Carlo Malvezzi sostiene che l’inceneritore è necessario per far funzionare il teleriscaldamento, il centrosinistra di Gianluca Galimberti rimanda la dismissione al 2024, mentre la cosiddetta svendita di Lgh ad A2A ha tolto la patata bollente dalle mani del sindaco. Proprio Galimberti si era conquistato non pochi consensi promettendo la chiusura, salvo poi appoggiare la vendita di Lgh. Consensi che il sindaco ricandidato dunque starebbe per perdere. Carotti attacca anche il M5S, che nel programma di Luca Nolli non usa nemmeno la parola “spegnimento”, promettendo solo rispetto della normativa e più trasparenza. A San Rocco, però, chiudere è possibile e Carotti spiega come. Occorre che il prossimo sindaco si metta alla testa di un fronte compatto di Comuni che decidano di non conferire più rifiuti da bruciare, dopo aver informato i cittadini sugli effetti negativi delle polveri. Bisognerà, oltre che appoggiare i comitati, creare isole di eco-scambio e promuovere l’economia del riuso, del recupero e del risparmio, e cambiare anche a Cremona il modello di produzione dei beni riducendo alla radice i rifiuti.

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