Per due volte, nel marzo del 2017 e nell’aprile del 2018, l’acciaieria Arvedi è stata diffidata dall’amministrazione provinciale per aver sforato la soglia dell’acido cloridrico. Un problema che potrebbe non ripresentarsi più. Infatti una campagna di monitoraggio condotta dall’Arpa nella primavera dell’anno scorso ha accertato che l’acido cloridrico effettivamente emesso dal gruppo siderurgico, in particolare dalla zincheria, era in realtà molto minore, solo un terzo di quanto era stato rilevato. Infatti tutto il cloro che compariva nei campioni, per i controlli della qualità dell’acqua e dell’aria, veniva attribuito al parametro che prendeva il nome di acido cloridrico, facendo sì che l’acciaieria risultasse più volte non in regola. In realtà il cloro andava attribuito in parte anche a un altro parametro, quello del “Cloro e composti inorganici”. Il problema è stato affrontato e discusso nell’ultima riunione della commissione comunale Osservatorio Arvedi, e ora, per evitare che si ripetano complicazioni destinate a risultare soltanto formali, il parametro ha cambiato nome. Nelle tabelle che indicano le sostanze inquinanti e le loro soglie massime, appare un nuovo parametro, dal nome “Cloruri gassosi totali”, oltre a quello del “Cloro e composti inorganici”. Cambia dunque la forma, ma non la sostanza, e l’ente Provincia e l’Arpa assicurano che non c’era un problema ambientale vero e proprio nemmeno in passato. L’acido cloridrico continua a essere controllato, mantenendo la stessa soglia massima di prima. Per poter applicare il nuovo sistema di analisi delle sostanze inquinanti, è stata modificata l’autorizzazione integrata ambientale dell’acciaieria di via Acquaviva. Il provvedimento riguarda, oltre all’ente Provincia, il Comune di Sesto, sul territorio del quale sorge la zincheria.

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