Piacenza Il periodo di siccità unito alle abbondanti piogge delle ultime settimane ha causato gravi danni per l’agricoltura piacentina. Rallentate le operazioni di trapianto del pomodoro a causa del ritardo nelle sviluppo delle piante e compromettendo lo sfalcio dei foraggi, alimenti destinati al bestiame. Anche le colture di cipolle, aglio, scalogno, pisello e cereali soffrono la formazione di muffe causate dalla troppa umidità. Male anche i cerealiche mostrano segni di asfissia radicale nei terreni ormai troppo imbevuti. Ciliegie e albicocche presentano danni da cracking per ll’80% delle varietà e sul 75% della produzione totale. Una situazione allarmante per l’intero comparto agricolo. Per questo l’emilia romagna ha dato l’avvio delle domande per l’anticipo del 50% sugli aiuti Pac 2019 (Domanda unica), anziché aspettare la scadenza ordinaria, fissata dalla normativa europea tra il 16 ottobre e il 30 novembre di ciascuno anno. Si tratta di una procedura di carattere straordinario prevista da un recente decreto del ministero delle Politiche agricole e del Turismo, alla quale la Regione Emilia-Romagna ha aderito, per andare in aiuto alle aziende danneggiate dalle ripetute ondate di maltempo che nello scorso mese di maggio hanno pesantemente colpito coltivazioni e strutture agricole. Il decreto fissa, comunque, alcune limiti e condizioni che potrebbero ridurne di molto l’operatività e, soprattutto, che penalizzano le aziende sotto l’aspetto economico. L’anticipo minimo richiesto, infatti, non può scendere sotto la soglia dei 750 euro; inoltre non potrà essere erogato ai produttori con debiti registrati e a quelli che hanno in corso il trasferimento di diritti Pac. Il vincolo più stringente, che rischia di avere un impatto pesante sulle tasche degli agricoltori, è questo: gli interessi che maturano sull’anticipo erogato prima della scadenza ordinaria del prossimo autunno saranno infatti considerati a tutti gli effetti aiuti di Stato. Pertanto rientrano nel tetto triennale degli aiuti cosiddetti de minimis di 20 mila euro fissato da Bruxelles per ciascuna azienda, tetto che sale a 200 mila euro se si considerano anche quelli extra agricoli, riducendo così la disponibilità per altre misure di sostegno, come ad esempio gli aiuti alla bietola e al grano duro.

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