Cremona. Torna l’allerta ozono, ormai diventata quasi permanente nell’estate cremonese, che, all’inizio di una settimana che si preannuncia molto calda e afosa, fa riscoprire livelli insoliti di polveri sottili pm 10, ieri a 40 mg in via Fatebenefratelli e in piazza Cadorna. La qualità dell’aria per le centraline Arpa è scarsa, le pm 2,5 sono a 36 mg, dato colorato di rosso, l’ozono ha toccato i 158 con una media di 151 sulle otto ore, sopra la soglia di 120. Clima ancora peggiore a Spinadesco, che vede l’ozono a 171 e registra un altro sforamento estivo di polveri pm 10. A Crema l’ozono è arrivato a 183, sopra la soglia d’allerta. Il solleone a Cremona tocca i 35 gradi, con la previsione di un aumento delle temperature nei prossimi giorni, a minacciare di nuovo i massimi storici. Per il futuro, però, manca una politica ambientale. Il progetto BES, pubblicato oggi dall’amministrazione provinciale grazie alla collaborazione con l’Istat, conferma gli indicatori negativi per l’ambiente sul territorio. La qualità dell’aria viene analizzata con le statistiche sulle polveri pm10 del 2017, anno del record negativo cremonese rispetto alla Lombardia e all’Italia. I giorni di sforamento della soglia di biossido di azoto inoltre hanno superato la media nazionale ma non quella regionale. La disponibilità di verde urbano per abitante nel comune capoluogo, invece, vede Cremona, con 29,7 metri quadrati a testa, positivamente sopra la media regionale (28,6). Il consumo di energia elettrica invece è più alto in provincia che in regione e sul territorio nazionale. Non essendo più attivi i conferimenti in discarica, lo smaltimento dei rifiuti è migliore della media, con tutti i problemi però che porta con sé l’uso dell’inceneritore. L’uso di energia elettrica proveniente da fonti rinnovabili, invece, è inferiore sul territorio, dove la percentuale è 24,3, che in Italia (33,1). In altri settori, come l’istruzione, Cremona presenta dati statistici lusinghieri, ad esempio la bassa incidenza dei Neet, cioè i giovani che non studiano né lavorano, solo il 13,5%, e anche i dati sull’occupazione e il reddito mostrano una situazione migliore della media. Paolo Zignani

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