Cremona. Anche la terza persona è stata individuata dalla Questura, che l’ha reso noto con un comunicato. Si tratta di un uomo di 53 anni, che completa così il gruppo dei tre uomini, tutti e tre cremonesi, classi ’76 e 2000, autori dell’aggressione ai danni del ragazzo che, durante il comizio del ministro Matteo Salvini del 3 giugno in piazza Roma, aveva alzato una sciarpa che recava la scritta “Ama il prossimo tuo”. Si completa così il mosaico, con l’ultimo tassello finora mancante. Il terzo aggressore è colui che, arrivando da dietro, ha colpito con una manata, fra il collo e la nuca, il giovane che brandiva la sciarpa. E’ stato possibile ricostruire dettagliatamente l’accaduto grazie ai video girati quella sera, anche amatoriali. Durante il comizio, non appena il ragazzo aveva alzato la sciarpa, i tre avevano inveito nei suoi confronti tentando di portargliela via: l’hanno poi strattonato e colpito con un calcio e alcuni schiaffi alla testa. Tutti e tre sono stati indagati dalla Questura per violenza privata in concorso. La vittima dell’aggressione non ha presentato querela per percosse e lesioni personali dolose. L’ipotesi di reato proposta dalla Digos alla Procura, che poi darà la valutazione definitiva, tiene conto del fatto che i tre hanno impedito al giovane di esprimere liberamente il proprio pensiero, comportamento che rientra nel quadro dell’articolo 610 del codice penale, che punisce il reato di violenza privata con la reclusione fino a quattro anni. Una pena che potrebbe essere aumentata, se venisse riconosciuta l’aggravante prevista dall’articolo 339, ovvero la violenza compiuta da più persone. Il dibattito che ha seguito l’aggressione ha suscitato sconcerto, a Cremona, proprio perché molti hanno negato il diritto a manifestare il proprio pensiero anche in un comizio organizzato da una parte politica avversa, affermando che “se l’è cercata”. La Digos ribadisce invece che quel diritto esiste. Paolo Zignani

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