Cremona. Ora non ci saranno più scuse, per i singoli Comuni, per rimandare un provvedimento indispensabile come la riduzione del consumo di suolo. Infatti la legge regionale 21 del 2014 è stata bocciata dalla Corte costituzionale: è la stessa legge emanata dalla Regione Lombardia allo scopo di fermare la cementificazione, con al proprio interno, però, le norme adatte a ottenere il risultato opposto, cioè l’aumento del consumo di suolo. E’ stato il Comune di Brescia a ricorrere prima al Tar, incassando una prima sconfitta, e alla fine alla Consulta, per ottenere con la vittoria definitiva il riconoscimento della propria autonomia decisionale. I diritti edificatori, dunque, non hanno alcun valore. E’ un particolare determinante, perché i Pgt dei Comuni sono quasi tutti carichi di aree edificabili ma non edificate, che non tornavano agricole, perdendo quindi valore economico, solo per rispetto dei diritti edificatori. I Comuni non se la sentivano di togliere l’edificabilità, nel timore di perdere i ricorsi al Tar con i proprietari. La Consulta invece ha chiarito che chi non costruisce, dopo aver acquistato l’area, perde il diritto di farlo. L’equivoco ha favorito negli ultimi anni la speculazione: i Comuni incassavano l’Imu, il proprietario non costruiva, ma poteva tenersi i diritti, per poi eventualmente costruire altrove, accrescendo il consumo di suolo. Procedure contraddittorie che, assieme alla sottovalutazione del problema e alla carenza di programmazione, a Cremona hanno avuto l’effetto di far raddoppiare la superficie cementificata nel corso di mezzo secolo, mentre la popolazione non aumentava se non lievemente. Mentre il Comune di Brescia conduceva una battaglia coraggiosa, al contrario il Comune di Cremona non ricorreva al Tar e anzi autorizzava la cementificazione di via Flaminia, contro le proteste di ambientalisti, sinistra e cinque stelle. L’amministrazione cittadina, al termine del mandato, ha vantato una riduzione del consumo di suolo di 80mila metri quadrati, rispetto alle previsioni del Pgt. Riduzione teorica, per il mondo ambientalista, rimasto sdegnato dalla continua apertura di nuovi cantieri che prendono il posto del verde, come in via Flaminia, via Sesto, via Cascina sant’Elena e altri casi ancora. Paolo Zignani

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