Cremona. Altra estate con le finestre chiuse, per gli abitanti di Casanova del Morbasco, che ancora lamentano gli odori molesti che provengono dal biogas e dal lago che si riempie di digestato a poche decine di metri da via Cavatigozzi. L’aria si è fatta irrespirabile, dunque, ancora una volta, a nove anni dall’inizio dell’attività della centralina elettrica a biogas, ma i residenti della zona sembrano essersi arresi. Non sono partite infatti segnalazioni verso le autorità, ma solo una telefonata a Maria Grazia Bonfante, di Salviamo il Paesaggio, che ha seguito l’intera vicenda sin dall’inizio. La popolazione, dopo anni di lotte, ha perso la fiducia. In altre località, come a Soresina, Cumignano sul Naviglio e Vescovato, le lamentele per l’inquinamento olfattivo sono riuscite a ottenere risultati, spostando le porcilaie che si trovavano fra le case. Nulla da fare invece a Casanova, pur dopo le diffide dell’amministrazione provinciale e l’ordinanza dell’ex sindaco Carlo Vezzini, i sopralluoghi dei carabinieri del Noe, della polizia provinciale e della polizia locale, dell’Asl e dell’Arpa, oltre ai vigili del fuoco. I residenti hanno raccolto firme e presentato una petizione in Comune, mentre l’ente Provincia si è avvalso di uno studio accademico sull’impatto olfattivo, e della peculiare situazione di Casanova si è occupato a propria volta, nel corso degli anni, il tribunale civile di Cremona. Il risultato però è negativo: a Casanova, in certi orari, si resta tappati in casa con le finestre chiuse, e nessuno si sente più di esporsi, nel timore di ritorsioni o di nuovi fallimenti. Maria Grazia Bonfante, consigliere comunale a Vescovato, nota che anche queste sono scelte che “l’amministrazione provinciale ha compiuto per il territorio, pagate con i soldi dei cittadini, gli stessi che subiscono effetti negativi”. Il biogas, infatti, malgrado tutto rimane premiato dai contributi pubblici. Paolo Zignani

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