La condanna di Giuseppe Sala a sei mesi, convertiti in una pena pecuniaria di 45mila euro, nel processo milanese sul caso Piastra dei Servizi di Expo, riguarda, come si è capito dalla sentenza letta dai giudici Guidi-Minerva-Valori, solo per una parte dell’imputazione di falso che era stata contestata. In particolare, il primo cittadino è stato condannato, come emerge dal dispositivo, “limitatamente alla retrodatazione del verbale di annullamento di nomina della commissione giudicatrice e del verbale di nomina della commissione giudicatrice”. Sono stati assolti, invece, tutti gli altri imputati nel processo: l’ex manager Expo Angelo Paris, che era imputato per falso in concorso con Sala ma anche di tentato abuso d’ufficio, l’ex dg di Ilspa Antonio Rognoni, accusato di turbativa sul maxi appalto, e Piergiorgio Baita, ex presidente della Mantovani spa che vinse la gara, accusato di tentato abuso d’ufficio. Scontato il ricorso della difesa di Sala contro la condanna per falso (accusa che andrà in prescrizione nell’autunno prossimo). “Una sentenza del genere, dopo sette anni, per un vizio di forma, allontanerà tanta gente per bene dall’occuparsi dalla cosa pubblica”. Così ha commentato il sindaco di Milano Giuseppe Sala dopo la condanna a sei mesi nel processo Expo. “I sentimenti che ho sono negativi – ha aggiunto – qui e stato processato il lavoro e io ne ho fatto tanto”. “Questa sentenza non produrrà effetti sulla mia capacita di essere sindaco di Milano. Assicuro i milanesi – ha aggiunto – che resterò a fare il sindaco per i due anni che restano del mio mandato. Di guardare avanti ora non me la sento”. Anche dall’opposizione, per ora, si tiene una linea moderata. “Non sono abituato a festeggiare le condanne altrui. Voglio leggermi gli atti. Da milanese sono orgoglioso di come è stato gestito Expo. Se c’è stato un errore verificheremo di che tipo di errore si tratta, però mentre a sinistra di solito festeggiano le sentenze contro tizio e contro caio, io da milanese non festeggio se il mio sindaco viene condannato”, queste le prime parole del leader della Lega e ministro dell’Interno, Matteo Salvini.

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