Durante i lavori di rifacimento dell’asfaltatura di piazzale Europa, il 14 giugno scorso, gli scavi hanno fatto venire alla luce una condotta dell’acquedotto, dove peraltro la rottura di un tubo ha richiesto ulteriori lavori e approfondimenti, per chiarire di che materiale fosse composto. La risposta arrivata il 30 luglio da Padania Acque sia alla consigliera comunale Maria Grazia Bonfante, che aveva posto la domanda, sia per conoscenza al protocollo del Comune di Vescovato, confermava che quel tubo era fatto di materiale fibrocemento contenente amianto, e che il ritardo nella riparazione era dovuto proprio alla cautela richiesta dal tipo di materiale. In seguito la consigliera, come capogruppo della minoranza, allo scopo di aiutare l’amministrazione comunale ad acquisire utili informazioni, ha presentato un’interrogazione al neosindaco Gianantonio Ireneo Conti.

E’ in gioco la qualità dell’acqua, da migliorare andando oltre i sistemi finora utilizzati e le priorità sinora indicate. Infatti l’ufficio d’Ambito, per il 2014, aveva messo in programma un investimento di 700mila euro per migliorare il servizio idrico integrato di Vescovato, poi rinviato.

E già un decreto ministeriale del ‘96 stabiliva che i tubi d’amianto dovevano essere sostituiti rapidamente, mentre dopo più di vent’anni la questione si ripropone, così com’era necessario anche il controllo sulla presenza di fibre nell’acqua potabile interessata da fibrocemento. L’amianto disciolto nell’acqua infatti rappresenta un rischio per la salute, come risulta da uno studio scientifico norvegese del 2005. E la dottoressa Fiorella Belpoggi, dell’istituto Ramazzini di Bologna, ha ribadito più volte che l’amianto nell’acqua potabile è un grave pericolo per la salute, così come quello disperso nell’aria. Padania Acque rassicura sulla totale assenza di pericolo, tuttavia c’è il precedente di Sergnano, quando sono stati usati filtri per controllare la presenza di cromo esavalente su acqua dichiarata potabile. Il dubbio, dunque, è che si possa fare molto di più, ponendo le domande giuste. La normativa nazionale che fissa i valori di riferimento è oltretutto molto antiquata (1995) e anzi mancano linee guida che indichino quali sia la soglia massima di amianto tollerabile nell’acqua. C’è un problema, e infatti la Regione Lombardia ha chiesto a tutte le Ats di fare il censimento delle reti idriche, per sapere se e dove si trovano i vecchi tubi d’amianto. Domande che restano aperte, anche a Vescovato.

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