Cremona Restano aperte ancora  non poche domande, dopo il tragico incidente che venerdì mattina, presso l’acciaieria Arvedi, è costato la vita ad Alessandro Rosi, di Firenze, all’età di soli 45 anni. L’operaio era al lavoro per conto di una ditta esterna, quando, per ragioni su cui l’Ats sta ancora indagando, una grossa trave d’acciaio è crollata sulla cabina della gru che la stava manovrando. L’ipotesi principale è che abbia ceduto un cavo, non si però per quale ragione, e nemmeno si conosce il motivo per cui due gru di due ditte esterne stessero compiendo insieme quell’operazione, né si sa chi l’abbia ordinato. Le due ditte sono entrambe toscane, la Caf e la Gap. La ditta Forti sollevamenti di Busto Arsizio, apparsa casualmente in alcuni immagini, non ha avuto nulla a che vedere con quest’intervento. L’altro operaio, rimasto ferito e ricoverato all’ospedale Maggiore, è stato dimesso poche ore dopo, il giorno stesso dell’infortunio. I sindacati già da mesi chiedono all’acciaieria di via Acquaviva di migliorare le condizioni di sicurezza del lavoro, tanto più dopo lo sciopero del novembre scorso e l’altro tragico infortunio mortale della primavera di quest’anno, quando un magazziniere di 28 anni è rimasto ucciso. La dirigenza ha risposto promettendo investimenti sulla sicurezza e modificando alcune procedure. Della movimentazione dei coils, infatti, non si occupano più i magazzinieri bensì una società esterna. I sindacati confederali, come spiega Armando Generali della Fiom Cgil, chiedono l’elenco delle ditte esterne, per sapere chi fa cosa nell’ambito dell’industria siderurgica cremonese. I problemi dei dipendenti esterni, infatti, non sono facili da intercettare per i sindacati e i rappresentanti della sicurezza sul lavoro. Se ne parlerà nel prossimo incontro fra sindacati e azienda, fra alcuni giorni. L’operazione di venerdì mattina, che prevedeva lo spostamento della trave d’acciaio, era di notevole importanza, in quanto preliminare alla sostituzione del secondo forno. Intenzione dell’acciaieria infatti è installare un nuovo forno elettrico, che funzioni come la linea 1. E’ un’innovazione di cui si sta parlando da tempo e che interessa in modo particolare i residenti della zona, perché un nuovo forno, se sarà autorizzato, potrebbe comportare un aumento di produzione. Solo la settimana prossima, dopo il fermo di questi ultimi giorni, riprenderà l’attività produttiva in via Acquaviva: per ora si lavora soltanto alle manutenzioni e alle attività di servizio.

Paolo Zignani

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